Modello Delega Ritiro Raccomandata

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello delega ritiro raccomandata da compilare e stampare

Se hai la necessità di ritirare una raccomandata a tuo nome, ma ti trovi impossibilitato al momento e non puoi recarti presso le Poste per prenderla direttamente in consegna, nulla ti impedisce di delegare qualcuno per compiere questa operazione, anzi,è la legge che ti consente di delegare il ritiro della tua raccomandata ad una persona di fiducia, ovviamente compilando i moduli necessari per autorizzare le Poste a consegnare al delegato ciò che ti è arrivato. Ecco perché oggi vedremo in cosa consiste la delega per ritiro raccomandata, come funziona, e quali documenti sono necessari per delegare una persona al ritiro della tua posta privata.

La delega per ritiro raccomandata è un documento che, come ti abbiamo già anticipato poco sopra, ti consente di autorizzare un altro soggetto a ritirare la tua posta, senza per questo doverti presentare di persona e apporre la tua firma, ovvero un’operazione solitamente indispensabile per ritirare una raccomandata. Quando ricevi un pacchetto o una lettera secondo questa modalità di spedizione, dunque, puoi chiedere ad un secondo soggetto di recarsi presso le Poste e di ritirare il documento firmando al posto tuo, semplicemente perché con la delega sei stato tu ad autorizzarlo, dunque le Poste sono obbligate per legge ad interpretare la sua presenza come se fossi tu a farlo. La delega per ritiro raccomandata deve ovviamente essere presentata in forma scritta, preferibilmente seguendo le istruzioni riportate sul foglio che ti è stato consegnato presso la tua buca delle lettere.

Vediamo quando si configura la possibilità di utilizzare la delega per ritiro raccomandata. Questo succede quando il postino ha provato a consegnare il tuo pacco o la tua lettera presso il tuo domicilio, ma non ti ha trovato. Questo lo porta a lasciare un foglio di consegna, che ti autorizza a recarti alle Poste per ovviare al problema e ritirare la tua posta, hai 5 giorni per farlo. Una volta passato questo periodo, ogni giorno di giacenza aggiuntivo ti costerà 0,52 centesimi di euro. Se sei impossibilitato al ritiro, puoi compilare un modulo di delega per ritiro raccomandata e dunque fare ritirare la tua posta a un’altra persona. La delega puoi compilarla direttamente sul foglio di consegna che ti ha lasciato il postino, dato che il foglio prevede sempre un apposito spazio per questo genere di richieste.

Veniamo alla parte più importante e vediamo quali sono le informazioni che dovrai includere all’interno del modulo di delega per ritiro raccomandata. Intanto dovrai indicare tutti i dati della persona che intendi delegare per ritirare la posta in tua vece, dopo devi anche riportare i dati del delegante, dunque i tuoi. Non scordarti di aggiungere tutti i riferimenti numerici relativi alla posta da ritirare, e di firmare il documento. Una volta preparato il modulo della delega per ritiro raccomandata, il delegato potrà finalmente presentarsi alle Poste e ritirare il pacco che stai aspettando, avendo il diritto di firmare al posto tuo. Dovrà però portare una copia cartacea della propria carta d’identità, o in alternativa del passaporto o della patente, che dovrà poi essere allegata al modulo di delega, questo passaggio è indispensabile, in quanto le Poste solo in questo modo possono accertarsi dell’identità del delegato. Come hai avuto modo di vedere, affidare la delega ad una persona per il ritiro delle tue raccomandate è un’operazione semplice ed incredibilmente lineare, che non comporta difficoltà.

Il modello delega ritiro raccomandata presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Modello Opposizione a Sanzione Amministrativa

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di opposizione a sanzione amministrativa da compilare e stampare.

Quando prendi una multa per sosta vietata, o qualsiasi altra sanzione amministrativa che ritieni ingiusta, il primo impulso è sempre quello di contestarla, facendo valere le tue ragioni di fronte ad un giudice, ed evitando dunque di pagare una somma di denaro che potresti utilizzare per scopi più utili. Ma quando ciò accade, subentrano anche dei dubbi, questo perché spesso non ti conviene opporti, in quanto il costo dell’avvocato ed il contributo unificato da versare obbligatoriamente rendono di fatto molto più costoso opporti piuttosto che pagare la sanzione, facendo dunque prevalere il risparmio sulla volontà di ottenere ragione. Ma sappi che questa non è certamente l’unica strada che puoi seguire, dato che l’opposizione a sanzione amministrativa si rivela decisamente meno costosa, e forse altrettanto utile. Vediamo quindi di scoprire di cosa si tratta.

L’opposizione a sanzione amministrativa è un metodo che puoi utilizzare per contestare una multa o qualsiasi altra sanzione per violazione del codice della strada, ma senza per questo pagare avvocati. La particolarità di questa forma di ricorso è il fatto che puoi muoverla da solo, senza avere bisogno di pagare un legale, il che ovviamente la rende molto più conveniente rispetto al classico processo di opposizione. Il procedimento burocratico per presentarla è snello e anche molto facile, dato che dovrai solamente redigere il documento apposito e consegnarlo presso il giudice di pace e la corrispondente cancelleria.

Per iniziare devi sapere una cosa, l’opposizione a sanzione amministrativa è poco costosa, ma non gratuita. In altre parole, con questa forma procedurale puoi evitare di incaricare un avvocato, ma non puoi evitare di pagare il contributo unificato, una tassa necessaria per potere procedere alla contestazione della sanzione che hai ricevuto e che ritieni ingiusta. Vediamo come funziona l’opposizione a sanzione amministrativa. Dovrai appunto compilare il tuo ricorso e presentarlo al giudice di pace, allegando anche la somma corrispondente alla tassa del contributo unificato, ed un altro modulo che potrai compilare direttamente sul posto, noto come Iscrizione al ruolo. Fatto questo, sarà la cancelleria del giudice di pace a prendere in consegna la tua richiesta e a fissare l’udienza, la data ti viene generalmente comunicata presso il tuo domicilio, ma è sempre il caso di fare visita alla cancelleria dopo un paio di settimane, per vedere se è già stata fissata e per quando è prevista, così da evitare sorprese dell’ultimo minuto.

Già detto che sei obbligato a consegnare la documentazione presso la cancelleria del giudice di pace, vediamo attraverso quali canali puoi compiere l’operazione. Puoi ovviamente consegnarla presentandoti di persona, oppure tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Devi necessariamente farlo entro un mese dalla data di ricezione della sanzione amministrativa, dunque 30 giorni. Non dimenticarti che al pacchetto di documenti dovrai anche allegare la sanzione amministrativa che hai ricevuto, così da dare al giudice l’opportunità di vagliare con attenzione qualsiasi dettaglio relativo al tuo caso.

Vediamo quali informazioni dovrai inserire all’interno del tuo modulo di opposizione a sanzione amministrativa. Per iniziare, tuoi dati, il nome del giudice di pace che hai scelto per la pratica, l’importo della multa, e ovviamente le motivazioni che ti hanno spinto ad impugnarla. Puoi anche portare alla causa eventuali prove a sostegno della tua difesa. Inoltre, devi sempre premunirti presentando anche una richiesta di sospensione, l’opposizione, infatti, non impedisce allo Stato di inviarti un sollecito per il pagamento.

Il fac simile di opposizione a sanzione amministrativa presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile Rinuncia Mandato Avvocato

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile rinuncia mandato avvocato compilare e stampare.

Quando un cliente contatta un avvocato o un legale e firma un contratto di mandato, tra i due si viene a creare un legame che spinge l’avvocato a rappresentare i diritti del suo cliente in aula, davanti alla giustizia. Non sempre, però, questo compito viene portato fino in fondo, l’avvocato può infatti richiedere una rinuncia al mandato al suo assistito. Rinunciando alla difesa del cliente, però, il difensore non può e non deve arrecargli un danno, dunque ha degli obblighi da affrontare anche in presenza di una più che legittima volontà di chiudere il rapporto. Ecco che oggi vedremo di chiarire meglio di cosa si tratta, e quali sono gli obblighi che il difensore ha nei confronti dell’assistito.

La rinuncia al mandato è un documento che attesta la volontà di abbandono del legale nei confronti del suo assistito, e che va dunque ad interrompere quel rapporto difensore cliente stabilito precedentemente dal contratto di mandato. Il legale, dunque, sceglie secondo propria coscienza di tirarsi indietro e di lasciare il proprio cliente, questo può avvenire a causa di un qualsiasi motivo che possa inclinare il rapporto di fiducia fondamentale nella prosecuzione della difesa. Quando ciò accade, dunque, il legale si ritira ed il cliente è costretto a reperire un altro difensore in sostituzione di quello che ha appunto richiesto la rinuncia al mandato.

La giurisprudenza legittima la richiesta di rinuncia al mandato da parte del legale, ma lo fa specificando un passaggio importantissimo, ciò deve avvenire senza procurare danno agli interessi del cliente, che non può mai essere lasciato solo. In altre parole, la rinuncia al mandato diviene operativa solo quando il legale che si tira indietro viene concretamente sostituito da un nuovo difensore. Fino a quel momento, il legale è obbligato per legge a continuare ad assistere il suo cliente e, anche se può risultare difficile, ciò deve avvenire nel pieno rispetto dei suoi interessi, dunque senza alcuna manchevolezza professionale da parte dell’avvocato. Il cliente ha invece l’obbligo di cercare un altro legale in breve tempo, per potere consentire il ritiro del professionista che ha richiesto la rinuncia al mandato. Inoltre, in caso di avvenuta sostituzione, il nuovo legale ha diritto ad una proroga di massimo 7 giorni per studiare la causa ed i documenti, un’operazione fondamentale quando la rinuncia al mandato viene concretizzata a ridosso di una causa, in quanto il nuovo avvocato deve avere il tempo per studiare la situazione e assistere al meglio il proprio cliente.

Nel caso in cui il difensore richieda la rinuncia al mandato, anche il cliente deve ottemperare a determinati obblighi. Nello specifico, non può opporsi alla decisione dell’avvocato ed è obbligato a cercarsi un nuovo difensore, e a farlo in tempi ragionevoli, così da liberare il precedente legale. Del resto interesse dello stesso assistito trovare un sostituto in tempi brevi, che possa dunque difenderlo al meglio. Va poi specificato che la rinuncia al mandato non autorizza il cliente a non pagare la parcella del primo avvocato, anzi, per legge è tenuto a farlo e a corrispondere il dovuto al professionista che lo ha assistito fino a quel momento. Nel caso ciò non dovesse accadere, il legale autore della rinuncia al mandato ha il diritto di ricorrere per vie legali, anche se spesso e volentieri si raggiunge un compromesso civile tra le parti.

Fac Simile di Interpello

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di interpello da compilare e stampare.

Quando si tratta di confrontarsi con l’Agenzia delle Entrate e di avere a che fare con le diverse leggi in materia dei tributi da versare, non è assolutamente raro che il cittadino possa nutrire dei dubbi e delle incertezze, non sapendo come procedere in merito ad una sua particolare posizione fiscale o contributiva. L’interpello può risultare davvero utile per fare luce su questo o quel dubbio, dato che la legge consente al cittadino di interpellare l’Agenzia delle Entrare per capire meglio la propria posizione tributaria, o per ottenere delle delucidazioni su disposizioni e leggi che gli risultano al momento poco chiare.

L’interpello, come già anticipato nell’introduzione alla nostra guida, è un’istanza che il cittadino può muovere nei confronti dell’Agenzia delle Entrare per chiedere chiarimenti su una certa disposizione o legge tributaria, o per chiedere delucidazioni in merito alla propria posizione fiscale, così da capire esattamente come procedere a norma di legge. Questo diritto è assicurato dallo Statuto dei Diritti dei Contribuenti in base all’articolo 11 della legge numero 212/2000. Esistono, comunque, diverse tipologie di interpello che il contribuente può richiedere all’Agenzia delle Entrate.

L’istanza di interpello mossa dal cittadino e richiesta all’Agenzia delle Entrate può avere una natura piuttosto diversa a seconda dei casi, bisogna dunque chiarire quali tipologie di istanza possono essere richieste.

Interpello ordinario. L’interpello ordinario è il classico caso in cui il cittadino contribuente richiede informazioni all’Agenzia delle Entrate in merito ad un caso personale, per adottare i comportamenti fiscali previsti dalla legge, per comprendere come muoversi nel modo corretto e dunque per evitare sanzioni. Spesso l’istanza ordinaria viene richiesta in presenza di norme fiscali di non facile interpretazione, o che potrebbero dare origine a incertezza.

Interpello probatorio. L’interpello probatorio è un’istanza che viene spesso richiesta dal cittadino contribuente all’Agenzia delle Entrate, per capire se esiste la possibilità di entrare in un particolare regime tributario.

Interpello disapplicativo. L’interpello disapplicativo consente al cittadino di dimostrare che la propria posizione fiscale non è soggetta a certe norme o comportamenti fiscali, richiedendo dunque la disapplicazione degli stessi al proprio caso tributario.

Interpello antielusivo. L’interpello antielusivo è molto simile all’istanza di interpello ordinario, ma fa riferimento a casi molto specifici, sui quali il contribuente richiede un parere all’Agenzia delle Entrate.

Interpello su società estere controllate. L’ultima tipologia di interpello è quella sulle società estere controllate. In questo caso, il contribuente richiede all’Agenzia delle Entrate la disapplicazione delle normative fiscali su queste.

Va poi specificato un fattore molto importante, una volta mossa l’istanza all’Agenzia delle Entrate, il parere o disposizione ha un effetto vincolante. Ciò significa che il contribuente dovrà necessariamente adeguarsi a quanto disposto, e in futuro non potrà più muovere una nuova istanza per quello stesso caso.

Esistono ovviamente una procedura ed una modalità da rispettare per potere richiedere l’istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate. Per iniziare, il documento o modulo di interpello dovrà contenere obbligatoriamente dati quali la tipologia di interpello richiesta, la descrizione approfondita della posizione fiscale per la quale si richiede un intervento o chiarimento, la soluzione che il cittadino pensa che debba essere presa a vantaggio del suo specifico caso, e ovviamente tutti i dati personali facenti riferimento al contribuente che ha richiesto l’istanza di interpello.

Una volta compilato il modulo con queste informazioni, il cittadino deve obbligatoriamente consegnarlo alla Direzione Generale dell’Agenzia delle Entrate, può farlo personalmente, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o in alternativa tramite posta elettronica certificata. Il richiedente otterrà una risposta entro 90 giorni dalla richiesta di interpello.

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Modello Convocazione Assemblea Soci

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di convocazione assemblea soci da compilare e stampare.

La convocazione dell’assemblea dei soci è un momento particolarmente importante per una società per azioni, in quanto è durante essa che vengono stabiliti dei criteri di gestione e vengono resi noti agli azionisti di minoranza. L’assembla dei soci viene convocata per fare chiarezza sulle strategie della società, e ovviamente per delle tappe imprescindibili, ovvero l’approvazione del bilancio oppure quando si verificano perdite di capitale.

Sono diversi i soggetti che possono convocare l’assemblea dei soci, e questo generalmente dipende dallo statuto e dunque dagli atti costitutivi della società, che possono contenere deroghe o diverse disposizioni. In ogni caso, il primo soggetto che può convocare l’assemblea dei soci è l’amministratore, o il consiglio di amministrazione, nel caso esista un direttivo con più amministrazioni con pari poteri. Poi la decisione di convocare l’assemblea può essere anche presa dall’amministratore delegato, nel caso ve ne sia uno, o da uno dei soci di maggioranza, che possegga almeno un terzo delle quote societarie. Nel caso in cui l’amministratore o le figure che dovrebbero procedere alla convocazione dell’assemblea dei soci non dovessero farlo, o dovessero ritardare, i soci con almeno un decimo di quote azionarie possono intervenire e obbligare questi alla convocazione, ricorrendo ad un giudice. In questa evenienza, il giudice potrà anche disporre il pagamento di una multa da parte degli amministratori, che potrà andare da 1032 euro a 6197 euro.

L’assemblea dei soci serve essenzialmente per veicolare il volere e le decisioni dei soci maggioritari che rappresentano, di fatto, la società stessa, le decisioni dovranno essere prese seguendo lo statuto societario, ma hanno un potere vincolante nei confronti dei soci minoritari, in quanto costoro sono subordinati alle decisioni di chi possiede la maggioranza delle quote e dunque potere deliberativo. Inoltre, l’assemblea dei soci serve anche a dare trasparenza alla gestione della società da parte degli amministratori e dei soci di maggioranza, obbligati comunque a rendere verbalmente conto a quelli di minoranza della conduzione della società.

L’assemblea dei soci viene convocata, principalmente, in due momenti specifici, quando è richiesta l’approvazione del bilancio, e quando vengono registrate delle perdite di capitale. Esistono poi altre circostanza che richiedono o possono richiedere la convocazione dell’assemblea dei soci, casi ordinari come la nomina di un nuovo amministratore o la revoca di un amministratore in carica, oppure casi straordinari come l’attuazione di eventuali modifiche allo statuto societario o il passaggio di proprietà delle quote di maggioranza della società, che ovviamente sanciscono anche un cambio di obiettivi. In questo caso non è raro che l’assemblea dei soci serva anche a presentare ai soci minoritari le nuove figure che entreranno in società, presentando il loro trascorso e definendone i ruoli.

La comunicazione dell’assemblea dei soci deve avvenire almeno 8 giorni prima del raduno, e deve essere comunicata ai membri interessati tramite raccomandata, ovviamente nell’era delle nuove tecnologie è prevista anche la possibilità di convocare un’assemblea con strumenti tecnologici, utilissima nel caso alcuni dei membri si trovino all’estero. Dovesse accadere ciò, la lettera di convocazione dovrà ovviamente tenere conto dei diversi fusi orari. Infine, la lettera dovrà contenere informazioni quali la data, il luogo, l’orario e l’ordine del giorno degli argomenti trattati. Dovranno essere convocati i soci o i loro rappresentanti legali, il sindaco o il collegio dei sindaci, e ovviamente dovranno presentarsi tutti gli amministratori.

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