Modello di Fattura Differita

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di fattura differita da compilare e stampare.

Quando si verifica una transazione e dunque una compravendita di beni e servizi tra due imprese, vi è la possibilità di emettere due tipologie di fatture. Da un lato troviamo la classica fattura, nota anche come fattura immediata, mentre dall’altro si trova un’alternativa, la fattura differita. Questa modalità di fatturazione in realtà non è una novità nel campo delle transazioni di beni fisici, al contrario, dal 2013, risulta essere valida anche quando si verifica l’erogazione di un servizio.

Come dice il suo stesso nome, la fattura differita è un documento che contiene al suo interno tutte le indicazioni relative ad un bene venduto o ad un servizio fornito, in pratica, è identica in tutto e per tutto alla comune fattura. Al suo interno, dunque, si trovano registrate informazioni fondamentali come la data di erogazione del servizio o vendita del prodotto, la tipologia di merce o servizio venduti, l’ammontare economico della prestazione e via discorrendo. Naturalmente, c’è un elemento che traccia una netta differenza tra la fattura differita e quella immediata, la possibilità di emetterla non necessariamente entro le ventiquattro ore successive alla prestazione o alla vendita.

La fattura immediata è tale se consegnata all’acquirente entro ventiquattro ore dalla consegna della merce o dall’effettiva prestazione erogata. Al contrario, la fattura differita può essere consegnata entro il 15 del mese che segue la data della prestazione o della vendita. Questo comunque non modifica le informazioni che la fattura dovrà contenere, anche in caso di quella differita bisogna includere la data di vendita o di prestazione servizi. Chiaramente è necessario che, accompagnati alla fattura differita, si trovino anche una serie di documenti in grado di attestare o di certificare l’avvenuta consegna del bene, o la prestazione di un servizio, entro la data indicata sulla fattura.

Per esempio, nel caso di cessione di beni farà fede il documento di trasporto, mentre nel caso di prestazione di un servizio, servirà allegare alla fattura differita le documentazioni apposite. In questa circostanza, però, possono variare da caso a caso. Chiudiamo facendo un esempio pratico di pagamento con fattura differita, ponendo caso che la cessione della merce o la prestazione sia avvenuta a febbraio, essa potrà essere emessa entro il 15 di marzo.

Come ti abbiamo già anticipato, la fattura differita copre sia la cessione di beni che la prestazione di servizi. Questo vale sia all’interno dello Stato Italiano che nel caso l’acquirente si trovi all’interno di uno stato membro dell’Unione Europea. Occorre ripetere che nel caso di cessione di beni bisogna includere il documento di trasporto, mentre insieme alla fattura differita di cessione prestazioni, servono documenti come il contratto o il rapporto giornaliero.

C’è un motivo per il quale la fattura differita viene spesso erogata dalle aziende che vendono merci o prestazioni. Questo è dovuto al fatto che questa modalità di fatturazione semplifica il riepilogo dei diversi pagamenti che vengono ricevuti dai diversi clienti entro ogni singolo mese. Vi è comunque un problema di fondo, le fatture differite vanno registrate entro il 15 del mese successivo, cosa che ovviamente porterebbe non pochi problemi relativi alle tempistiche del versamento IVA , che avviene il 16. Per questa ragione, raramente la fattura differita viene registrata al di fuori del mese effettivo di erogazione del servizio o di vendita del bene.

Il fac simile di fattura differita presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Modello Revoca Amministratore di Condominio

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello revoca amministratore di condominio da compilare e stampare.

Un amministratore di condominio non è per sempre, i condomini, infatti, sono totalmente liberi di richiederne la revoca e di assegnare questo incarico ad un altro professionista. Questa è una procedura che viene spesso praticata all’interno di un condominio, è un’operazione semplice, che però richiede il rispetto di certe norme previste dal Codice Civile. Risulta essere importante sapere come funziona questa revoca, in quanto un amministratore potrebbe dimostrarsi poco professionale e poco attento, in questo caso, la necessità è sostituirlo quanto prima, rivolgendosi a qualcuno che possa realmente tenere le redini di un intero stabile.

La revoca dell’amministratore di condominio è un diritto appartenente ai condomini, che può essere esercitato raggiungendo lo stesso quorum necessario per la nomina dell’amministratore. Questo introduce un primo fattore chiave, la revoca deve essere inserita all’interno dell’ordine del giorno di un’assemblea di condominio, e discussa in questa sede. Qui i condomini potranno votare contro o a favore della revoca, oppure astenersi dal voto, in base ai risultati, la revoca dell’incarico verrà ufficializzata o meno. La revoca di un amministratore di condominio può essere richiesta sempre, senza per dovere addurre alcun tipo di motivazione, dunque anche quando non sussiste una giusta causa. Ciò viene stabilito dal codice civile, e nello specifico dall’articolo 1129.

Come già anticipato, la revoca deve essere per legge presentata durante l’assemblea di condominio. In realtà, però, il quorum o le modalità di revoca o assegnazione del ruolo di amministratore possono dipendere dal regolamento di condominio. Detto questo, durante l’assemblea dovrà essere discussa non solo questa revoca, ma anche l’assegnazione dell’incarico ad un nuovo soggetto. Naturalmente, è obbligatorio inserire questo tema all’ordine del giorno, in assenza di specifiche, potrebbero configurarsi gli elementi per mettere in discussione la decisione presa durante l’evento.

Vediamo cosa succede quando un amministratore di condominio viene esautorato dal suo ruolo senza una giusta causa, e dunque tramite una revoca immotivata. La revoca non viene comunque posta in discussione, dunque l’amministratore non può fare ricorso e costringere i condomini a tenerlo al suo posto. Va però detto che, in mancanza di giustificazioni valide, l’ex amministratore può comunque chiedere il risarcimento danni, a patto che la revoca sia ante tempus, ovvero richiesta prima del termine del suo contratto con il condominio. Per ottenere il risarcimento, l’amministratore dovrà rivolgersi ad un giudice ordinario, che esaminerà il caso. Allo stesso modo, il soggetto può anche chiedere che gli venga corrisposto il compenso spettante,  sarà sempre il giudice a determinare la validità di questa richiesta.

Esistono degli elementi considerati come gravi irregolarità che possono consentire la revoca dell’amministratore, impedendogli di richiedere il compenso o il risarcimento danni. Purtroppo, non esiste un vero e proprio elenco delle irregolarità, che verranno esaminate caso per caso dal legislatore. Le uniche due eccezioni ufficialmente riconosciute sono le irregolarità fiscali e la mancata apertura del conto corrente del condominio. Poi sussistono altre casistiche incluse nella lista delle irregolarità, ne fanno parte la mancata convocazione dell’assemblea condominiale, l’errata gestione del patrimonio dello stabile, l’errata riscossione delle spese condominiali e vari esempi di inottemperanza. In questi casi, si configura la possibilità della revoca giudiziale, ovvero la revoca che viene comminata dal giudice in persona, e che può essere richiesta da uno o più condomini. Nello specifico, la richiesta della revoca giudiziale dell’amministratore del condominio va fatta presso il Tribunale competente. L’amministratore può provare ad opporsi presentando un reclamo presso la Corte d’Appello, entro dieci giorni.

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Modello Delega Assemblea di Condominio

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di delega assemblea condominiale da compilare e stampare.

L’assemblea di condominio è un argomento legalmente abbastanza particolare, questo perché esistono certe regole imposte dal Codice Civile e dunque dalla legge, e altre regole sulle quali invece il Codice Civile non si espone. Ciò significa che alcune casistiche prevedono la possibilità di regole indipendenti da quanto stabilito in termini di legge, dunque l’opportunità di personalizzare un certo regolamento. Ecco spiegato perché bisogna fare chiarezza su questo argomento, soprattutto se parliamo della delega dell’assemblea di condominio.

La delega per l’assemblea condominiale è un documento che deve obbligatoriamente avere forma scritta. Il documento autorizza una certa persona, delegato, a fare le veci di un altro condomino, delegante, durante l’assemblea del condominio. Spesso questa delega viene assegnata per coprire un’eventuale assenza di un certo condomino, che vorrebbe comunque dire la sua e avere voce in capitolo. Tramite la delega può autorizzare un’altra persona a prendere la parola e ad avere diritto di voto al proprio posto. Qui, vanno comunque fatte delle precisazioni, vediamo cosa stabiliscono le norme del Codice Civile sulla delega per l’assemblea di condominio e quali sono invece le libertà che ogni regolamento condominiale può prendersi in questo senso.

Per iniziare, il Codice Civile stabilisce il diritto di deroga come obbligatorio da rispettare, dunque, se un condomino preferisce autorizzare un proprio rappresentante può farlo, senza dovere rendere conto a nessuno, e senza che qualcuno possa impedirgli ciò. Questo significa che, se il regolamento del condominio presenta una clausola che lo vieta, questa clausola non ha valore. Risulta essere invece obbligatoria la forma scritta della deroga. La legge, invece, non si pronuncia in merito alla natura del delegato, questo significa che potrebbe essere un altro condomino, oppure una persona esterna al condominio. In questo caso, invece, possono sussistere clausole nel regolamento condominiale che vietano questa pratica, ammettendo come delegati solo i condomini.

Prima di proseguire con lo studio della figura del delegato, va fatta un’altra considerazione, per legge, questo soggetto non può mai coincidere con l’amministratore del condominio, in nessun caso, perché potrebbero sorgere conflitti di interesse. Dopo di ciò, è interessante sottolineare che una persona può anche avere più deleghe, non è affatto detto che debba rappresentare un solo condomino per volta.  Nel caso di un condominio con un numero pari o inferiore a 20 condomini, non esiste un limite al numero di deleghe. Se invece il numero dei condomini è superiore a 20, il soggetto non potrà avere un numero di deleghe superiore a un quinto dei condomini. Naturalmente, un delegato conta per tutti i suoi deleganti, per esempio, se un soggetto possiede 5 deleghe, vale come presenza per quei 5 deleganti e ha diritto di voto per quei 5 deleganti.

Una delega è un documento sostanzialmente semplice, basta inserire informazioni obbligatorie come i nomi del delegato e del delegante, la data dell’assemblea di condominio e altre informazioni come l’ordine che sarà discusso durante la suddetta. Per qualsiasi cosa, ti basta controllare il nostro modello e vedere come risulta essere strutturato. Risulta essere necessario sottolineare anche che una delega permanente non è ammessa per legge, e vale solo per un evento.

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Modello Convocazione Assemblea Condominiale

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di convocazione assemblea condominiale da compilare e stampare.

L’assemblea di condominio è un momento particolarmente importante per la gestione di uno stabile. Questo perché si tratta dell’organo responsabile delle decisioni prese per favorire la pacifica convivenza all’interno del condominio. Ecco spiegato perché il momento della convocazione è sempre un momento molto delicato, spesso i condomini non hanno chiare le regole per richiedere l’assemblea condominiale, e alle volte si crede che l’amministratore del condominio sia l’unico avente il diritto di farlo. Quando poi non viene raggiunto il numero di presenze minime, in tanti non sanno come gestire la situazione. Ecco perché oggi chiariremo ogni singolo aspetto di questo tema.

Partiamo subito da un argomento caldo e vediamo chi può convocare l’assemblea di condominio. A dispetto delle false credenze comuni, l’amministratore condominiale non è l’unico autorizzato a farlo. Anzi, spesso l’esigenza di convocare l’assemblea, con una certa urgenza, parte proprio dai condomini. Ogni condomino può liberamente convocare una assemblea di condominio, a patto che si realizzi una condizione, deve trovare un altro condomino disposto a supportare la sua richiesta, visto che il numero minimo previsto per convocare l’assemblea condominiale è di due persone. Inoltre, i due richiedenti dovranno come minimo raggiungere un sesto del valore totale dello stabile. In alternativa, è possibile coinvolgere altri condomini per raggiungere questo valore. Prima di procedere oltre, serve un’altra precisazione, i condomini possono richiedere sia la convocazione dell’assemblea ordinaria che la convocazione di quella straordinaria.

Una volta raggiunto il numero o valore necessario per convocare l’assemblea di condominio, i richiedenti devono compilare una lettera di convocazione e spedirla a tutti i condomini dello stabile. La lettera deve essere ricevuta dai destinatari minimo cinque giorni prima della data di convocazione dell’assemblea, e deve essere inviata tramite raccomandata. In alternativa, è possibile inviare la lettera di convocazione via fax o tramite posta certificata PEC. Risulta essere anche possibile consegnarla a mano, considerando che potrebbe essere più facile intercettare fisicamente gli altri condomini. Però è importante sapere una cosa, la lettera di convocazione è un documento formale dal quale dipende la validità della convocazione stessa. Dunque deve tassativamente contenere alcune informazioni.

Per iniziare, i nomi dei condomini che hanno richiesto la convocazione dell’assemblea, insieme al nome del destinatario della lettera. Inoltre, il documento dovrà anche riportare il luogo, la data e l’ora esatta dell’assemblea condominiale. Come se non bastasse questo, all’interno della lettera di convocazione dovrà anche essere specificato l’ordine del giorno, contenente tutti i temi che verranno discussi. Qualora dovesse venire a mancare una sola delle informazioni, la convocazione dell’assemblea potrà essere impugnata e annullata da qualsiasi condomino.

Per fare in modo che l’assemblea possa tenersi regolarmente, è necessario che al momento della convocazione venga raggiunto il quorum costitutivo, ovvero il numero minimo di condomini richiesto per dare valore all’evento. In base al codice civile, nel caso dell’assemblea di condominio viene richiesta la presenza della maggioranza dei condomini per un valore complessivo dello stabile pari a due terzi. Se la prima convocazione fallisce, in sede di seconda convocazione il numero minimo si abbassa a un terzo dei condomini per un valore complessivo dello stabile pari a un terzo.

Per legge, l’amministratore di condominio è tenuto a convocare almeno una assemblea condominiale ordinaria ogni dodici mesi. La convocazione si rende necessaria per discutere di temi quali l’approvazione dei conti del condominio, l’eventuale nomina di un nuovo amministratore, o i fondi da destinare alla manutenzione dello stabile. L’assemblea straordinaria, invece, può essere convocata nel caso in cui un condomino abbia intenzione di avviare lavori edili che potrebbero causare danni ad un vicino. Anche l’installazione di impianti energetici richiede la convocazione.

Una volta raggiunto il quorum, l’assemblea può finalmente partire, per prima cosa, bisogna nominare il presidente e il segretario. Il primo avrà il compito di gestire le discussioni sui temi del giorno, mentre il secondo sarà il responsabile della redazione del verbale. Poi, ogni punto previsto dall’ordine del giorno verrà discusso e sottoposto ad approvazione, questa potrà avvenire a maggioranza, nel caso della prima convocazione, oppure con un terzo dei votanti a favore, seconda convocazione. In ogni caso, in base all’importanza del tema trattato, potrebbe servire una maggioranza rappresentante almeno metà del valore dello stabile, o due terzi del suddetto. Il codice civile, poi, stabilisce che al termine dell’assemblea debba essere redatto un verbale di quanto discusso e stabilito, questo è un documento fondamentale, dato che una sua scorretta redazione potrebbe consentire ad un condomino di annullare qualsiasi decisione presa durante l’assemblea.

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Fac Simile Contratto Estimatorio

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di contratto estimatorio da compilare e stampare.

Nel campo dei trasferimenti di beni sono diverse le tipologie di contratto che possono essere stipulate tra un venditore ed un acquirente. Le cose ovviamente si complicano quando la transazione agisce nel computo dell’ambito del commerciale, per esempio, quando si crea un rapporto di acquisto vendita tra un rivenditore e un’azienda produttrice. In questo caso entrano in gioco dinamiche economiche e strategiche tali da prevedere diverse clausole tra le due parti, clausole non sempre facili da studiare e da analizzare. E non di rado si studiano delle formule che possano favorire l’una o l’altra parte, anche se per favorire si intende semplicemente il definire delle garanzie che possano tutelare una transazione di beni ed il relativo pagamento. Se parliamo di contratti di questa tipologia, soprattutto in ambiti come la vendita di vestiti, allora il contratto estimatorio è sicuramente uno dei più diffusi. Vediamo dunque di capire in cosa consiste e come funziona il contratto estimatorio.

A dispetto di altre tipologie di contratto, non è facile intuire in cosa consiste il contratto estimatorio e come funziona questo accordo tra due parti, senza una spiegazione che sia semplice. Si tratta di una forma di accordo che prevede un contratto stipulato tra due parti, il tradens e l’accipiens. Il tradens è il soggetto fornitore che di fatto vende la merce all’ingrosso, mentre l’accipiens è il soggetto che la acquista per rivenderla al dettaglio. Ovviamente la logica dietro il contratto estimatorio è molto più complessa, e va approfondita. Oltre al tradens e all’accipiens, che sono i soggetti firmatari del contratto, c’è un terzo elemento fondamentale, il bene trasferito, che deve essere sempre mobile. Per esempio, uno stock di abbigliamento o di prodotti di elettronica, giusto per chiarire di cosa stiamo parlando.

Il funzionamento del contratto estimatorio, prevede una logica piuttosto rigida. Il tradens si impegna a consegnare fisicamente all’accipiens lo stock di merce ordinato da questo, il pagamento non avviene al momento della consegna fisica dei prodotti, ma più avanti. Ovvero quando l’accipiens sarà riuscito a rivendere, a sua volta, le unità di merce incluse in quello stock. Questo significa che l’accipiens al momento dell’acquisizione fisica dei beni mobili non paga. Vediamo cosa succede se i beni non vengono venduti dall’accipiens. Questo ha il diritto di renderli al tradens, ma solo entro un certo periodo limite di tempo, definito ovviamente all’interno del contratto estimatorio da una clausola apposita. Per i beni restituiti, l’accipiens non dovrà corrispondere alcuna cifra al tradens, il quale rientrerà fisicamente in possesso dei prodotti di stock invenduti. Come puoi vedere, in realtà il funzionamento del contratto estimatorio non è poi così complesso.

Per chiarire meglio come funziona un contratto estimatorio, è utile fare un esempio pratico, che possa rendere la comprensione di questo accordo ancora più semplice e immediata. Poniamo caso che l’azienda B abbia una catena di punti vendita di abbigliamento, e che abbia deciso di ordinare all’azienda A uno stock di 150 jeans, in questo caso l’azienda A è il fornitore, mentre l’azienda B il rivenditore. Come previsto dal contratto estimatorio, l’azienda A consegna fisicamente lo stock completo di jeans all’azienda B, senza ricevere un pagamento per l’ordine. L’azienda B, quindi, procede a rifornire i propri punti vendita con i jeans. Il contratto firmato dalle due parti prevede come tempo limite massimo per la restituzione 6 mesi, e come prezzo di acquisto il prezzo di 15 euro a jeans, la somma che B dovrà pagare ad A per ogni bene mobile venduto. Dopo 5 mesi, l’azienda B è riuscita a vendere 120 jeans su 150, e decide di sfruttare il diritto di restituzione dei 30 capi rimanenti. Il pagamento di 15 euro per capo venduto è già avvenuto tramite fattura ogni 15 del mese, mentre i restanti capi vengono restituiti come da accordo.

C’è una cosa molto importante riguardante il contratto estimatorio, che ancora non abbiamo spiegato, non si tratta di un vero e proprio contratto di compravendita sotto condizioni risolutive, per un motivo molto semplice. Il trasferimento fisico degli stock da tradens ad accipiens non riguarda la proprietà, proprietà che rimane al tradens, fino alla vendita reale di ogni prodotto facente parte dello stock da parte dell’accipiens. Di fatto, il contratto estimatorio favorisce l’accipiens, e per una ragione specifica, non essendo proprietario del bene, esso non può essere pignorato in caso di problemi finanziari. E poi, ovviamente, è comodo perché il pagamento della merce al fornitore avviene solo in caso di vendita. Dal canto suo, il tradens si priva del diritto di potere disporre dei propri beni mobili che, nonostante restino di sua proprietà, entro una certa data limite sono vincolati dall’accordo estimatorio con l’altra parte.