Modello Opposizione a Sanzione Amministrativa

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di opposizione a sanzione amministrativa da compilare e stampare.

Quando prendi una multa per sosta vietata, o qualsiasi altra sanzione amministrativa che ritieni ingiusta, il primo impulso è sempre quello di contestarla, facendo valere le tue ragioni di fronte ad un giudice, ed evitando dunque di pagare una somma di denaro che potresti utilizzare per scopi più utili. Ma quando ciò accade, subentrano anche dei dubbi, questo perché spesso non ti conviene opporti, in quanto il costo dell’avvocato ed il contributo unificato da versare obbligatoriamente rendono di fatto molto più costoso opporti piuttosto che pagare la sanzione, facendo dunque prevalere il risparmio sulla volontà di ottenere ragione. Ma sappi che questa non è certamente l’unica strada che puoi seguire, dato che l’opposizione a sanzione amministrativa si rivela decisamente meno costosa, e forse altrettanto utile. Vediamo quindi di scoprire di cosa si tratta.

L’opposizione a sanzione amministrativa è un metodo che puoi utilizzare per contestare una multa o qualsiasi altra sanzione per violazione del codice della strada, ma senza per questo pagare avvocati. La particolarità di questa forma di ricorso è il fatto che puoi muoverla da solo, senza avere bisogno di pagare un legale, il che ovviamente la rende molto più conveniente rispetto al classico processo di opposizione. Il procedimento burocratico per presentarla è snello e anche molto facile, dato che dovrai solamente redigere il documento apposito e consegnarlo presso il giudice di pace e la corrispondente cancelleria.

Per iniziare devi sapere una cosa, l’opposizione a sanzione amministrativa è poco costosa, ma non gratuita. In altre parole, con questa forma procedurale puoi evitare di incaricare un avvocato, ma non puoi evitare di pagare il contributo unificato, una tassa necessaria per potere procedere alla contestazione della sanzione che hai ricevuto e che ritieni ingiusta. Vediamo come funziona l’opposizione a sanzione amministrativa. Dovrai appunto compilare il tuo ricorso e presentarlo al giudice di pace, allegando anche la somma corrispondente alla tassa del contributo unificato, ed un altro modulo che potrai compilare direttamente sul posto, noto come Iscrizione al ruolo. Fatto questo, sarà la cancelleria del giudice di pace a prendere in consegna la tua richiesta e a fissare l’udienza, la data ti viene generalmente comunicata presso il tuo domicilio, ma è sempre il caso di fare visita alla cancelleria dopo un paio di settimane, per vedere se è già stata fissata e per quando è prevista, così da evitare sorprese dell’ultimo minuto.

Già detto che sei obbligato a consegnare la documentazione presso la cancelleria del giudice di pace, vediamo attraverso quali canali puoi compiere l’operazione. Puoi ovviamente consegnarla presentandoti di persona, oppure tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Devi necessariamente farlo entro un mese dalla data di ricezione della sanzione amministrativa, dunque 30 giorni. Non dimenticarti che al pacchetto di documenti dovrai anche allegare la sanzione amministrativa che hai ricevuto, così da dare al giudice l’opportunità di vagliare con attenzione qualsiasi dettaglio relativo al tuo caso.

Vediamo quali informazioni dovrai inserire all’interno del tuo modulo di opposizione a sanzione amministrativa. Per iniziare, tuoi dati, il nome del giudice di pace che hai scelto per la pratica, l’importo della multa, e ovviamente le motivazioni che ti hanno spinto ad impugnarla. Puoi anche portare alla causa eventuali prove a sostegno della tua difesa. Inoltre, devi sempre premunirti presentando anche una richiesta di sospensione, l’opposizione, infatti, non impedisce allo Stato di inviarti un sollecito per il pagamento.

Il fac simile di opposizione a sanzione amministrativa presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile Rinuncia Mandato Avvocato

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile rinuncia mandato avvocato compilare e stampare.

Quando un cliente contatta un avvocato o un legale e firma un contratto di mandato, tra i due si viene a creare un legame che spinge l’avvocato a rappresentare i diritti del suo cliente in aula, davanti alla giustizia. Non sempre, però, questo compito viene portato fino in fondo, l’avvocato può infatti richiedere una rinuncia al mandato al suo assistito. Rinunciando alla difesa del cliente, però, il difensore non può e non deve arrecargli un danno, dunque ha degli obblighi da affrontare anche in presenza di una più che legittima volontà di chiudere il rapporto. Ecco che oggi vedremo di chiarire meglio di cosa si tratta, e quali sono gli obblighi che il difensore ha nei confronti dell’assistito.

La rinuncia al mandato è un documento che attesta la volontà di abbandono del legale nei confronti del suo assistito, e che va dunque ad interrompere quel rapporto difensore cliente stabilito precedentemente dal contratto di mandato. Il legale, dunque, sceglie secondo propria coscienza di tirarsi indietro e di lasciare il proprio cliente, questo può avvenire a causa di un qualsiasi motivo che possa inclinare il rapporto di fiducia fondamentale nella prosecuzione della difesa. Quando ciò accade, dunque, il legale si ritira ed il cliente è costretto a reperire un altro difensore in sostituzione di quello che ha appunto richiesto la rinuncia al mandato.

La giurisprudenza legittima la richiesta di rinuncia al mandato da parte del legale, ma lo fa specificando un passaggio importantissimo, ciò deve avvenire senza procurare danno agli interessi del cliente, che non può mai essere lasciato solo. In altre parole, la rinuncia al mandato diviene operativa solo quando il legale che si tira indietro viene concretamente sostituito da un nuovo difensore. Fino a quel momento, il legale è obbligato per legge a continuare ad assistere il suo cliente e, anche se può risultare difficile, ciò deve avvenire nel pieno rispetto dei suoi interessi, dunque senza alcuna manchevolezza professionale da parte dell’avvocato. Il cliente ha invece l’obbligo di cercare un altro legale in breve tempo, per potere consentire il ritiro del professionista che ha richiesto la rinuncia al mandato. Inoltre, in caso di avvenuta sostituzione, il nuovo legale ha diritto ad una proroga di massimo 7 giorni per studiare la causa ed i documenti, un’operazione fondamentale quando la rinuncia al mandato viene concretizzata a ridosso di una causa, in quanto il nuovo avvocato deve avere il tempo per studiare la situazione e assistere al meglio il proprio cliente.

Nel caso in cui il difensore richieda la rinuncia al mandato, anche il cliente deve ottemperare a determinati obblighi. Nello specifico, non può opporsi alla decisione dell’avvocato ed è obbligato a cercarsi un nuovo difensore, e a farlo in tempi ragionevoli, così da liberare il precedente legale. Del resto interesse dello stesso assistito trovare un sostituto in tempi brevi, che possa dunque difenderlo al meglio. Va poi specificato che la rinuncia al mandato non autorizza il cliente a non pagare la parcella del primo avvocato, anzi, per legge è tenuto a farlo e a corrispondere il dovuto al professionista che lo ha assistito fino a quel momento. Nel caso ciò non dovesse accadere, il legale autore della rinuncia al mandato ha il diritto di ricorrere per vie legali, anche se spesso e volentieri si raggiunge un compromesso civile tra le parti.

Fac Simile Pignoramento dello Stipendio

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di pignoramento dello stipendio da compilare e stampare.

Quando un debitore ti deve un credito, ma non può offrirti alcun bene mobile o immobile pignorabile, ecco che hai la possibilità di rifarti da un punto di vista economico sulle sue entrate. In questo caso si parla di pignoramento dello stipendio, e questa procedura può essere avviata sia presso il datore di lavoro del tuo debitore che presso il suo istituto di credito, è importantissimo stabilire quale dei due sia soggetto al pignoramento, perché, a seconda che si tratti della banca o del datore di lavoro, cambiano sia le modalità sia il discorso sul limite minimo pignorabile.

Il pignoramento dello stipendio è una procedura che può essere avviata per rivalerti sulla banca del tuo debitore o sul suo datore di lavoro, così da potere incassare le somme che ti spettano senza per questo passare da chi ti deve dei soldi, può essere per esempio una soluzione indicata nel caso in cui il tuo debitore non possa fornire dei beni mobili o immobili per ripagare il debito che ha nei tuoi confronti. La questione sembrerebbe dunque molto semplice in apparenza, in realtà non lo è perché, come ti abbiamo già anticipato, esistono delle differenze sostanziali in base al soggetto che coinvolgi durante il pignoramento dello stipendio.

La migliore procedura per pignorare lo stipendio del creditore è quella vede coinvolto il datore di lavoro. Una volta che questa viene comunicata sia al datore di lavoro che al debitore, l’azienda per la quale lavora chi ti deve dei soldi è obbligata a comunicarti la presenza di eventuali crediti nei confronti del suo dipendente, che verranno in questo caso versati a te. In assenza di crediti, invece, si passa al pignoramento dello stipendio, in questo caso, non potrai mai richiedere il pignoramento di una cifra superiore al quinto dello stipendio, calcolato però al netto delle imposte. Va poi specificato che non esiste un minimo, questa procedura di pignoramento, dunque, può colpire anche gli stipendi più bassi. Infine, va anche sottolineato che, prima dell’avvio della procedura di pignoramento del quinto dello stipendio, tutti e tre i soggetti coinvolti devono presentarsi di fronte al tribunale civile per certificare la presenza di prove che possano poi condurre al pignoramento dello stipendio.

La questione cambia radicalmente, nel caso in cui il pignoramento dello stipendio venga richiesto all’istituto di credito che ospita il conto corrente del debitore. Qui, infatti, la legge favorisce questo soggetto, fissando a 1.345,56 euro la soglia minima non pignorabile. Questo significa che il creditore può obbligare la banca a versargli il dovuto solo se sul conto è presente una cifra superiore, questo limite, infatti, viene stabilito dalla legge in base alla formula assegno sociale x3, al di sotto della quale il pignoramento è proibito, in quanto considerato minimo vitale.

Abbiamo precedentemente detto che questo sistema premia il debitore. Questo perché chi ti deve del denaro può effettuare dei prelievi in banca per mantenere il totale del conto al di sotto di questa soglia, impedendoti di fatto di pignorargli lo stipendio. Va poi specificata anche un’altra eventualità, se il pignoramento dello stipendio avviene su un conto corrente vuoto, questo decade.

Per i motivi esposti fino a questo momento, appare ovvio che entrambe le procedure portino in dote delle limitazioni, anche se profondamente diverse, nel caso del pignoramento presso il datore di lavoro, la limitazione riguarda il quinto dello stipendio, mentre nel caso del pignoramento presso la banca, il limite diventano i 1.345,56 euro.

Fac Simile Atto di Precetto

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di atto di precetto da compilare e stampare.

Quando devi riscuotere un credito, esistono delle procedure che devi seguire, non puoi, infatti, richiedere il pignoramento di un bene mobile, immobile o di una certa cifra senza prima inviare un avviso di pagamento al tuo debitore. In sintesi, devi sempre notificargli un atto di precetto che, a conti fatti, rappresenta una vera e propria intimazione ai pagamenti, una volta che avrai fatto questa mossa, il tuo debitore avrà dieci giorni per procedere all’estinzione del suo debito. Se ciò non avverrà, potrai mettere in atto il pignoramento dei beni o il pignoramento presso terzi.

Come ti abbiamo accennato nell’introduzione, l’atto di precetto è un documento che ha lo scopo di preparare il terreno per un futuro pignoramento dei beni, il documento deve essere dunque consegnato al debitore e, nonostante ciò avvenga tramite ufficiale giudiziario, non si tratta di un atto che implica il pignoramento di un bene, ma di una normalissima diffida. L’atto di precetto ha uno scopo preciso, allertare il tuo debitore che stai per passare alle maniere forti e che ha un lasso di tempo di 10 giorni per adempiere al pagamento dei crediti che ti sono dovuti. Va poi specificato un altro aspetto importantissimo, anzi, fondamentale, appartenente all’atto di precetto, la validità di questo documento non è legata all’apertura della posta o alla consegna alla persona fisica. Basta infatti la semplice giacenza per dare avvio alla già sottolineata tempistica dei 10 giorni, il debitore non può dunque sottrarsi a questa intimazione al pagamento.

L’atto di precetto ha sempre una validità di 90 giorni, questo significa che, una volta superati i 10 giorni di preavviso, il creditore è obbligato a procedere al pignoramento dei beni entro 80 giorni. Se ciò non accade, l’atto di precetto decade e non ha più alcuna validità. Va comunque specificato che l’atto di precetto può essere rinnovato nel caso in cui quello precedente sia scaduto, da questo punto di vista, non esiste limite al numero di atti di precetto che il creditore può inviare. Va anche specificato che questo atto non solo deve per legge precedere quello del pignoramento o del pignoramento terzi, ma deve anche essere preceduto dal titolo, ovvero da quel documento all’interno del quale il creditore sottolinea l’ammontare del credito dovuto dal debitore, e le sue motivazioni che attestano la validità. Alle volte il titolo ed il precetto vengono consegnati insieme, ma ciò non puoi mai accadere in presenza di decreti ingiuntivi.

Una volta scaduti i 10 giorni di preavviso, che partono appunto dalla consegna dell’atto di precetto, il creditore ha il diritto di passare al pignoramento di beni mobili, immobili o creditizi entro 80 giorni. Va comunque specificato che l’atto di precetto deve essere valido, ovvero deve contenere una somma che non sia stata gonfiata o che non presenti altre irregolarità di sorta. Qualora ciò dovesse avvenire, infatti, il debitore ha il diritto di fare ricorso, in questo caso, il suddetto ricorso per invalidità o vizio formale dell’atto di precetto deve essere mossa entro 20 giorni dalla data di consegna. Se invece l’irregolarità dell’atto di precetto riguarda le somme di denaro richieste dal creditore, il debitore non ha limiti di tempo, e dunque può muovere il ricorso in qualsiasi momento. Una volta che ciò accade, le due parti avviano una vera e propria causa legale, con tutte le conseguenze relative anche alle tempistiche. Per i motivi visti finora, dunque, è importantissimo che l’atto di precetto risulti corretto e inattaccabile, sia da un punto di vista formale che sostanziale.

Il modello di atto di precetto presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile Atto di Pignoramento Presso Terzi

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di atto di pignoramento presso terzi da compilare e stampare.

Quando vanti un credito nei confronti di un tuo debitore, sappi che puoi cercare di ottenere quanto ti spetta utilizzando diverse strade, puoi per esempio aggredire direttamente i beni in possesso del debitore, oppure aggredire i beni di chi ti deve dei soldi rivolgendoti a chi, a sua volta, deve dei soldi al tuo debitore. La seconda procedura è nota come atto di pignoramento presso terzi, e può diventare un ottimo sistema per entrare in possesso di quanto dovuto obbligando l’ente o la persona fisica che ha un debito terzo, a versare direttamente a te quella specifica somma di denaro, a copertura del credito. Oggi vedremo dunque in cosa consiste l’atto di pignoramento presso terzi nello specifico, e come funziona.

L’atto di pignoramento presso terzi è una procedura prevista dal codice civile, che ti consente di pignorare i beni non ancora in possesso del debitore, nel caso questo soggetto non abbia attualmente la cifra necessaria per coprire il debito. Di fatto, tramite questa procedura di pignoramento scavalchi chi ti deve dei soldi e obblighi materialmente i debitori dei debitori a corrisponderti una certa somma, che a loro volta devono alla persona nei confronti della quale vanti un credito. Non è un caso che i soggetti ai quali ti rivolgi siano appunto noti come debitori dei debitori o terzi pignorati. Questi soggetti potrebbero, per esempio, essere una banca, un’azienda per la quale il debitore lavora o un soggetto fisico, come l’inquilino di un immobile in affitto di proprietà del primo debitore.

Con l’atto di pignoramento presso terzi notifichi la tua intenzione sia al debitore principale che al debitore terzo, obbligando questo a versarti quanto deve al tuo debitore, senza passare da lui. In questo modo hai la certezza che i crediti finiscano a te, velocizzando la procedura di riscossione ed evitando che il moroso possa tenere i crediti che invece dovrebbe corrisponderti in conseguenza del debito. Va poi sottolineato che, nel caso tu muova l’atto di pignoramento presso terzi, la persona che ti deve il denaro non potrà richiedere il pagamento agli enti o soggetti che tu hai individuato come debitori terzi, in quanto assumi il ruolo di creditore procedente

L’atto di pignoramento deve contenere l’ingiunzione a non compiere atti dispositivi sui beni e sui crediti assoggettati al pignoramento.
Nel documento devono poi essere indicate le cose e le somme dovute, l’intimazione al terzo di non disporre di queste somme, la dichiarazione di residenza nel comune in cui ha sede il tribunale competente e l’indicazione dell’indirizzo del creditore procedente.

Vediamo come puoi avviare la procedura. La prima cosa che devi fare è notificare l’atto di pignoramento sia al tuo debitore che al terzo pignorato. Fatto questo, dovrai necessariamente attendere la comunicazione del terzo pignorato, che avrà lo scopo di confermarti che il soggetto è effettivamente debitore del tuo debitore, si tratta di un passo indispensabile per potere pretendere dei soldi nei suoi confronti. Nel caso in cui il terzo pignorato non dovesse inviarti la conferma, sarà lo stesso giudice ad organizzare un’udienza presso la quale il soggetto debitore del debitore dovrà presentarsi, in questa sede il terzo pignorato dovrà dimostrare nel concreto di non dovere del denaro al tuo pignorato. Se il soggetto non si presenta all’udienza, il tribunale emetterà un’ingiunzione che lo costringerà a versarti quanto dovuto al tuo debitore, in questo caso, si parla di ordinanza di assegnazione del denaro pignorato. A sua volta, il terzo pignorato può opporsi alla tua richiesta di pagamento, ma dovrà appunto portare delle prove a sostegno della propria posizione, una volta attuata l’ordinanza di assegnazione, però, il terzo pignorato perde la possibilità di muovere opposizione agli atti.

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