Modello Lettera di Recesso

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di lettera di recesso da compilare e stampare.

Il diritto di recesso da parte di un consumatore è garantito dalla legge e consente a chi ha sottoscritto un contratto di rescinderlo senza addurre motivazioni e senza dovere sostenere il pagamento di costi. Ovviamente la richiesta di rescissione del contratto trova una sua precisa modalità, può essere effettuata infatti scrivendo e inviando una lettera di recesso. La lettera non è affatto complessa da compilare, può essere scritta senza problemi anche su carta semplice, e successivamente inviata come raccomandata. Oggi vedremo dunque come scrivere una lettera di recesso  e tutte le informazioni importanti riguardanti questo diritto del consumatore.

La lettera di recesso è lo strumento che qualsiasi consumatore può utilizzare per sfruttare il  diritto di ripensamento, un diritto che gli consente di annullare un contratto d’acquisto di un servizio o di un bene di consumo. Il consumatore non ha l’obbligo di fornire alcuna motivazione per la propria volontà di recedere da un contratto, stipulato con qualsiasi tipologia di azienda. Tuttavia, esistono dei casi in cui decade questo diritto di recesso, il che impedisce o rende nullo l’invio di questa specifica lettera.

La lettera di recesso può essere sempre inviata, previa stipula di un contratto per l’acquisto di un bene o di un servizio, da parte di un privato. Questo fa immediatamente emergere un primo paletto, il diritto di recesso, infatti, non sussiste nel caso in cui un servizio o un bene di consumo venga acquistato da un professionista, avendo precedentemente indicato la Partita IVA del soggetto compratore. Va anche detto che il diritto di recesso appartiene solo ed esclusivamente al consumatore, questo significa che l’azienda non può inviare alcuna lettera di questa tipologia, anzi obbligata per legge a comunicare sempre e comunque al consumatore il suo diritto di recedere senza obblighi dal contratto. Senza obblighi significa che, oltre a non dovere fornire giustificazioni, il consumatore può sfruttare il proprio diritto di ripensamento senza dovere pagare.

La lettera di recesso può essere scritta quando un consumatore decide che non vuole attendere la naturale scadenza di un contratto, per sottrarsi all’acquisto di un servizio o un bene. Ma serve fare una precisazione importante, il diritto di recesso vale solo per la sottoscrizione di contratti al di fuori di un locale commerciale. Dunque online o a distanza. Come già specificato nell’introduzione, la lettera di recesso può essere scritta su carta semplice, e successivamente spedita all’azienda tramite posta raccomandata con ricevuta di ritorno. Inoltre, deve essere tassativamente scritta e inviata entro 14 giorni dalla stipula del contratto, in caso contrario, il diritto di recesso per l’acquisto di un bene di consumo o di un servizio decade.

Esistono anche altri metodi per inviare la lettera di recesso. Come, per esempio, la posta elettronica certificata PEC. L’invio della lettera di recesso garantisce al consumatore la restituzione dell’importo pagato per l’acquisto del servizio o del bene, entro e non oltre trenta giorni.

Il modello di lettera di recesso presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile Regolamento di Condominio

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di regolamento di condominio da compilare e stampare.

Il regolamento di condominio è uno dei documenti più importanti. Questo documento, infatti, si dimostra decisivo quando si tratta di stabilire le norme interne ad un condominio, in assenza del condominio vigerebbe il caos, soprattutto per quanto concerne l’utilizzo degli spazi e delle attrezzature, cose o servizi in comune. Il regolamento condominiale gioca quindi una funzione fondamentale, anche per via del fatto che contiene tutte le norme relative alla ripartizione delle spese di condominio, e agli obblighi che ogni condomino deve tassativamente rispettare.

Bisogna innanzitutto specificare che il codice civile non fornisce una definizione unica o specifica per questa tipologia di regolamento. Ma ciò non significa che sia complesso da comprendere, anzi. Di fatto, il regolamento condominiale svolge la medesima funzione di una legislazione interna in uno spazio comune, dunque disciplina l’utilizzo dei servizi e degli spazi che normalmente sono condivisi tra più condomini. A questo fine, occorre comunque sottolineare che la redazione del regolamento di condominio è sempre obbligatoria, quando viene superato il numero di dieci condomini, in caso contrario, il condominio non può essere considerato tale, e dunque decade l’obbligo. Volendo semplificare ulteriormente la definizione di questo documento, il regolamento del condominio è un insieme di norme che hanno lo scopo di regolamentare tutti i membri facenti parte del collettivo condominiale.

Il regolamento condominiale, nonostante sia personalizzabile, è comunque sottoposto al vaglio del legislatore, il quale presuppone alcune tassative regole da seguire. Per iniziare, il documento deve per forza di cose regolamentare la ripartizione delle spese condominiali tra la collettività che lo popola. In secondo luogo, il documento deve sempre contenere le norme relative all’utilizzo degli spazi e dei servizi comuni e anche le regole relative al mantenimento del decoro dello stabile condominiale. Detto ciò, un regolamento condominiale ha ovviamente i suoi limiti, questo significa che le norme in esso contenute non possono andare in contrasto con i diritti dell’individuo previsti dalla costituzione e danneggiare i diritti che vengono riportati all’interno dei contratti di locazione o di acquisto dell’appartamento.

Molte persone ignorano come funziona la stesura di un regolamento condominiale, e la sua successiva approvazione. Nello specifico, non esiste alcuna legge che stabilisce che il regolamento debba essere redatto da un amministratore di condominio. Questo significa che qualsiasi condomino può prendere una duplice iniziativa, può creare un regolamento di condominio se assente oppure può richiedere che l’attuale regolamento venga modificato. Per quanto concerne l’approvazione, la legge prevede la maggioranza dei condomini a favore in assemblea, in assenza della maggioranza, un regolamento di condominio non può essere approvato.

Modello Clausola Risolutiva Espressa

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di clausola risolutiva espressa da compilare e stampare.

Nel computo degli accordi scritti e delle obbligazioni contenute al loro interno, non sono poche le postille che possono essere sfruttate per richiedere la risoluzione di un contratto in caso di inadempienza parziale o totale. Nella lista di queste postille, troviamo un esempio come la clausola risolutiva espressa, uno strumento spesso utilizzato dalle parti contraenti per mettersi al riparo dalle eventuali inadempienze contrattuali. Tra le altre cose, questa clausola è anche di facile intuizione, e non presuppone una grande conoscenza in termini legislativi, in quanto piuttosto chiara.

La clausola risolutiva espressa, come già introdotto in precedenza, è una postilla contrattuale che ha lo scopo di consentire la rescissione dell’accordo, una volta richiesta da una delle due parti. Per potere essere considerata valida, però, la clausola deve essere accettata anche dall’altro contraente, al momento della stesura del contratto, se questo non avviene, la clausola risolutiva espressa non può essere utilizzata. La caratteristica che rende questa postilla molto intuitiva, è il fatto che non prevede un esame qualitativo dell’inadempienza. Essa, infatti, si attiva automaticamente quando un’obbligazione presente all’interno del contratto non viene rispettata, oppure quando viene adempiuta in modo diverso da quanto concordato in precedenza tra le due parti. Bisogna sottolineare che la clausola risolutiva espressa deve necessariamente specificare le obbligazioni alle quali è legata e le obbligazioni di riferimento devono ovviamente essere riportate all’interno del contratto.

Nonostante si attivi in automatico, la clausola risolutiva espressa non consente la rescissione di un contratto senza che prima avvenga la comunicazione di questa intenzione all’altro contraente. In sintesi, chi vuole chiedere la rescissione di un accordo tramite la clausola, deve dichiarare la sua intenzione all’altra parte coinvolta dal contratto. Un altro aspetto interessante di questa postilla, è il fatto che la comunicazione può avvenire tramite raccomandata. Ciò implica che, per la rescissione del contratto avvalendosi della clausola risolutiva espressa, non serviranno spese ulteriori o costi aggiuntivi.

In realtà, non è affatto detto che il ricorrere alla clausola risolutiva espressa implichi a priori la rescissione fattiva di un contratto. Questo perché la controparte ha comunque la possibilità di ricorrere ad un giudice per fare esaminare la questione. Dunque sono due le ipotesi che possono verificarsi quando una parte utilizza clausola risolutiva espressa, in casi di inadempienze evidenti o totali, la postilla si attiva in automatico e produce dunque la risoluzione di un contratto. Nel caso di inadempienze parziali, invece, l’altro contraente ha la possibilità di rivolgersi ad un tribunale per fare analizzare la causa, portando ovviamente le prove a sostegno della propria difesa. In questo caso sarà il giudice a stabilire se la rescissione automatica del contratto deve essere considerata valida, o se ci sono i presupposti per non considerare come inadempiente il contraente svantaggiato dalla postilla.

Va comunque specificato che, anche in assenza della clausola risolutiva espressa, esistono casistiche che possono determinare ugualmente la rescissione di un contratto. Questo si verifica quando, per esempio, sussistono delle inadempienze particolarmente gravi.

Fac Simile Ricorso Gerarchico

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di ricorso gerarchico da compilare e stampare.

Quando una Pubblica Amministrazione si rende protagonista di un’istanza considerata non giusta, chi subisce gli effetti è autorizzato a muovere un ricorso, risulta essere proprio in questo caso che si parla di ricorso gerarchico. Ma va anche sottolineato che questa è una forma di ricorso molto particolare, dato che la si rivolge sempre all’ordine gerarchicamente superiore a quello che ha effettivamente emesso l’istanza. Questo, infatti, è l’unico attore autorizzato a sovvertire quell’istanza considerata come lesiva di un diritto da chi ne richiede l’abrogazione. Non è un argomento facile, dunque la necessità è quella di approfondirlo, cercando di usare termini comprensibili per tutti.

Il ricorso gerarchico è una tipologia di ricorso che può essere richiesta da chi ritiene di essere stato danneggiato da una certa istanza promossa da una Pubblica Amministrazione. Questo significa che l’istanza dovrà possedere degli elementi effettivamente lesivi di un certo diritto che per legge spetterebbe al richiedente. Questa richiesta viene definita gerarchica per via del fatto che può essere mossa esclusivamente rivolgendosi ad un organo competente superiore, il quale analizzerà i fatti e giungerà ad una conclusione ufficiale, a favore o a sfavore del richiedente. Nel caso in cui il ricorso gerarchico abbia successo, sarà l’organo superiore ad avviare la rimozione del provvedimento, tutelando i diritti riconosciuti per legge al richiedente. Nel caso in cui non dovesse essere ravvisata alcuna violazione di diritti o irregolarità formale, il ricorso gerarchico sarà respinto.

Chiunque può presentare un ricorso gerarchico, a patto che si verifichino due circostanze. Per iniziare, il richiedente dovrà essere colui che ha registrato in prima persona un danno da parte di una certa istanza promossa da una Pubblica Amministrazione. In secondo luogo, la richiesta per il ricorso gerarchico potrà essere presentata entro e non oltre 30 giorni dalla pubblicazione ufficiale dell’istanza considerata come lesiva di un certo diritto. Vediamo a chi presentare questo ricorso. Esistono due strade, il ricorso gerarchico può essere indirizzato direttamente alla Pubblica Amministrazione che ha preso il provvedimento oppure inviato all’organo superiore. Nel primo caso sarà quell’ufficio a spedirlo ai piani alti, mentre nel secondo caso non sarà necessario questo passaggio, che comporta anche una perdita di tempo.

Una volta presentato un ricorso gerarchico, si attiva la macchina burocratica. Intanto, il procedimento di valutazione partirà solo dopo 20 giorni, un periodo di tempo che servirà alla Pubblica Amministrazione per raccogliere carteggi, documenti e quanto serve in sua difesa. Va anche specificato che il ricorso non ne impedisce uno nuovo, se durante il periodo di istruttoria il richiedente raccoglie ulteriori prove a difesa dei propri diritti, l’atto decisionale sarà rimandato per esaminare anche questi nuovi dati. In attesa di un verdetto finale ed ufficiale, chi ha mosso il ricorso può anche chiedere che l’atto incriminato venga sospeso d’ufficio, aspettando la decisione definitiva dell’organo gerarchicamente superiore.

Il verdetto dell’organo gerarchicamente superiore può essere di tre tipi, può non prendere in considerazione il ricorso, può approvarlo oppure rigettarlo. La prima casistica riguarda esclusivamente i ricorsi mossi da richiedenti non interessati in prima persona. Se preso in considerazione, il ricorso può essere accolto o rifiutato, nel primo caso l’istanza viene cancellata, mentre nel secondo caso confermata. In questo caso è anche possibile fare ulteriore ricorso presso il giudice amministrativo.

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Modello Lettera al Dirigente Scolastico

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di lettera al dirigente scolastico da compilare e stampare.

Il binomio giovani istruzione, in Italia, è da sempre al centro di polemiche soprattutto per quanto riguarda tutte le difficoltà nel comunicare con chi dirige la scuola, dunque con chi dovrebbe adeguare il sistema alle reali esigenze dei ragazzi e dei loro genitori. Da questo punto di vista, quando emerge la necessità di comunicare un bisogno o di muovere una richiesta, sia essa effettuata dalla famiglia del ragazzo o dal ragazzo stesso, uno dei modi migliori per fare giungere a destinazione la suddetta è scrivere una lettera formale indirizzandola al dirigente scolastico. In attesa che la digitalizzazione porti delle novità anche in questo campo, la lettera è ancora oggi uno dei pochi strumenti comunicativi che consentono di creare un ponte fra scuola e famiglia. Vista l’importanza delle questioni che presumibilmente verranno trattate all’interno della lettera, è molto importante sapere come scriverla in modo corretto.

La lettera al dirigente scolastico è a tutti gli effetti una lettera formale, che deve essere dunque redatta seguendo delle regole precise e votate al rispetto del ruolo che il dirigente occupa all’interno dell’istituto. Si tratta di un passaggio importante perché, per avere effetto, una lettera formale al dirigente scolastico dovrà essere rispettosa e soprattutto molto chiara e concisa, un modo ideale non solo per sollevare eventuali problemi o necessità da parte delle famiglie, ma anche per consentire agli stessi studenti di proporre delle idee che potrebbero migliorare l’intero sistema d’insegnamento. Per questa ragione, bisogna anche fare un distinguo fra le lettere scritte dai genitori e quelle scritte dagli alunni.

Iniziamo dai genitori. Chiarezza e gentilezza sono i due capisaldi che ogni genitore dovrebbe tenere a mente quando comincia a scrivere una lettera al dirigente scolastico. Queste due regole valgono sia nel caso in cui si volessero sottolineare alcuni aspetti positivi dell’istituto che nel caso in cuisi volessero invece muovere delle critiche o delle richieste mirate. Il tono, come avviene in ogni lettera formale, dovrà essere sobrio, rispettoso ed evitare sia critiche aperte e personali, sia riferimenti soggettivi. Poi, ecco l’importanza della chiarezza, l’oggetto del contendere dovrà essere specificato sin da subito, possibilmente nella prima riga, per evitare di perdersi in chiacchiere inutili in una lettera formale. Ma è anche importante chi scrive la lettera, nel caso dei genitori, il consiglio è sempre quello di farla scrivere ed inviare da uno dei genitori rappresentanti della classe del figlio, così da dare autorevolezza alla lettera che verrà poi letta dal dirigente scolastico con un piglio probabilmente diverso.

Passiamo agli studenti. Spesso accade che tra dirigenti scolastici e studenti vi sia una vera e propria battaglia in corso, fatta di diffidenza e non di rado di timore reverenziale. Dunque, frequentemente un alunno pensa a tutto tranne che a rivolgersi al dirigente o al preside, quando ha un’idea da proporre o una critica da muovere, perché si temono ritorsioni. Queste sono paure del tutto infondate, un dirigente di una scuola ha il compito di oliarne i meccanismi e di ritagliarla a misura di alunno, dunque è sempre aperto alle critiche e alle idee provenienti da chi quella realtà la vive sulla propria pelle tutti i giorni. Ecco che la lettera formale, messe da parte le paure, è un ottimo sistema per comunicare. Valgono le stesse regole esposte poco sopra, tono formale, rispetto dei ruoli, chiarezza espositiva e gentilezza, evitando di criticare apertamente. Nel caso lo studente in cui volesse poi sottolineare un problema, è consigliabile che nella lettera venga anche proposta una soluzione, non di rado il dirigente scolastico prende spunto dalle idee dei giovani alunni per migliorare i servizi scolastici.

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