Fac Simile Rinuncia Mandato Avvocato

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Quando un cliente contatta un avvocato o un legale e firma un contratto di mandato, tra i due si viene a creare un legame che spinge l’avvocato a rappresentare i diritti del suo cliente in aula, davanti alla giustizia. Non sempre, però, questo compito viene portato fino in fondo, l’avvocato può infatti richiedere una rinuncia al mandato al suo assistito. Rinunciando alla difesa del cliente, però, il difensore non può e non deve arrecargli un danno, dunque ha degli obblighi da affrontare anche in presenza di una più che legittima volontà di chiudere il rapporto. Ecco che oggi vedremo di chiarire meglio di cosa si tratta, e quali sono gli obblighi che il difensore ha nei confronti dell’assistito.

La rinuncia al mandato è un documento che attesta la volontà di abbandono del legale nei confronti del suo assistito, e che va dunque ad interrompere quel rapporto difensore cliente stabilito precedentemente dal contratto di mandato. Il legale, dunque, sceglie secondo propria coscienza di tirarsi indietro e di lasciare il proprio cliente, questo può avvenire a causa di un qualsiasi motivo che possa inclinare il rapporto di fiducia fondamentale nella prosecuzione della difesa. Quando ciò accade, dunque, il legale si ritira ed il cliente è costretto a reperire un altro difensore in sostituzione di quello che ha appunto richiesto la rinuncia al mandato.

La giurisprudenza legittima la richiesta di rinuncia al mandato da parte del legale, ma lo fa specificando un passaggio importantissimo, ciò deve avvenire senza procurare danno agli interessi del cliente, che non può mai essere lasciato solo. In altre parole, la rinuncia al mandato diviene operativa solo quando il legale che si tira indietro viene concretamente sostituito da un nuovo difensore. Fino a quel momento, il legale è obbligato per legge a continuare ad assistere il suo cliente e, anche se può risultare difficile, ciò deve avvenire nel pieno rispetto dei suoi interessi, dunque senza alcuna manchevolezza professionale da parte dell’avvocato. Il cliente ha invece l’obbligo di cercare un altro legale in breve tempo, per potere consentire il ritiro del professionista che ha richiesto la rinuncia al mandato. Inoltre, in caso di avvenuta sostituzione, il nuovo legale ha diritto ad una proroga di massimo 7 giorni per studiare la causa ed i documenti, un’operazione fondamentale quando la rinuncia al mandato viene concretizzata a ridosso di una causa, in quanto il nuovo avvocato deve avere il tempo per studiare la situazione e assistere al meglio il proprio cliente.

Nel caso in cui il difensore richieda la rinuncia al mandato, anche il cliente deve ottemperare a determinati obblighi. Nello specifico, non può opporsi alla decisione dell’avvocato ed è obbligato a cercarsi un nuovo difensore, e a farlo in tempi ragionevoli, così da liberare il precedente legale. Del resto interesse dello stesso assistito trovare un sostituto in tempi brevi, che possa dunque difenderlo al meglio. Va poi specificato che la rinuncia al mandato non autorizza il cliente a non pagare la parcella del primo avvocato, anzi, per legge è tenuto a farlo e a corrispondere il dovuto al professionista che lo ha assistito fino a quel momento. Nel caso ciò non dovesse accadere, il legale autore della rinuncia al mandato ha il diritto di ricorrere per vie legali, anche se spesso e volentieri si raggiunge un compromesso civile tra le parti.

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