Modello Delega Assemblea di Condominio

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di delega assemblea condominiale da compilare e stampare.

L’assemblea di condominio è un argomento legalmente abbastanza particolare, questo perché esistono certe regole imposte dal Codice Civile e dunque dalla legge, e altre regole sulle quali invece il Codice Civile non si espone. Ciò significa che alcune casistiche prevedono la possibilità di regole indipendenti da quanto stabilito in termini di legge, dunque l’opportunità di personalizzare un certo regolamento. Ecco spiegato perché bisogna fare chiarezza su questo argomento, soprattutto se parliamo della delega dell’assemblea di condominio.

La delega per l’assemblea condominiale è un documento che deve obbligatoriamente avere forma scritta. Il documento autorizza una certa persona, delegato, a fare le veci di un altro condomino, delegante, durante l’assemblea del condominio. Spesso questa delega viene assegnata per coprire un’eventuale assenza di un certo condomino, che vorrebbe comunque dire la sua e avere voce in capitolo. Tramite la delega può autorizzare un’altra persona a prendere la parola e ad avere diritto di voto al proprio posto. Qui, vanno comunque fatte delle precisazioni, vediamo cosa stabiliscono le norme del Codice Civile sulla delega per l’assemblea di condominio e quali sono invece le libertà che ogni regolamento condominiale può prendersi in questo senso.

Per iniziare, il Codice Civile stabilisce il diritto di deroga come obbligatorio da rispettare, dunque, se un condomino preferisce autorizzare un proprio rappresentante può farlo, senza dovere rendere conto a nessuno, e senza che qualcuno possa impedirgli ciò. Questo significa che, se il regolamento del condominio presenta una clausola che lo vieta, questa clausola non ha valore. Risulta essere invece obbligatoria la forma scritta della deroga. La legge, invece, non si pronuncia in merito alla natura del delegato, questo significa che potrebbe essere un altro condomino, oppure una persona esterna al condominio. In questo caso, invece, possono sussistere clausole nel regolamento condominiale che vietano questa pratica, ammettendo come delegati solo i condomini.

Prima di proseguire con lo studio della figura del delegato, va fatta un’altra considerazione, per legge, questo soggetto non può mai coincidere con l’amministratore del condominio, in nessun caso, perché potrebbero sorgere conflitti di interesse. Dopo di ciò, è interessante sottolineare che una persona può anche avere più deleghe, non è affatto detto che debba rappresentare un solo condomino per volta.  Nel caso di un condominio con un numero pari o inferiore a 20 condomini, non esiste un limite al numero di deleghe. Se invece il numero dei condomini è superiore a 20, il soggetto non potrà avere un numero di deleghe superiore a un quinto dei condomini. Naturalmente, un delegato conta per tutti i suoi deleganti, per esempio, se un soggetto possiede 5 deleghe, vale come presenza per quei 5 deleganti e ha diritto di voto per quei 5 deleganti.

Una delega è un documento sostanzialmente semplice, basta inserire informazioni obbligatorie come i nomi del delegato e del delegante, la data dell’assemblea di condominio e altre informazioni come l’ordine che sarà discusso durante la suddetta. Per qualsiasi cosa, ti basta controllare il nostro modello e vedere come risulta essere strutturato. Risulta essere necessario sottolineare anche che una delega permanente non è ammessa per legge, e vale solo per un evento.

Il fac simile di delega assemblea di condominio presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Modello Convocazione Assemblea Condominiale

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di convocazione assemblea condominiale da compilare e stampare.

L’assemblea di condominio è un momento particolarmente importante per la gestione di uno stabile. Questo perché si tratta dell’organo responsabile delle decisioni prese per favorire la pacifica convivenza all’interno del condominio. Ecco spiegato perché il momento della convocazione è sempre un momento molto delicato, spesso i condomini non hanno chiare le regole per richiedere l’assemblea condominiale, e alle volte si crede che l’amministratore del condominio sia l’unico avente il diritto di farlo. Quando poi non viene raggiunto il numero di presenze minime, in tanti non sanno come gestire la situazione. Ecco perché oggi chiariremo ogni singolo aspetto di questo tema.

Partiamo subito da un argomento caldo e vediamo chi può convocare l’assemblea di condominio. A dispetto delle false credenze comuni, l’amministratore condominiale non è l’unico autorizzato a farlo. Anzi, spesso l’esigenza di convocare l’assemblea, con una certa urgenza, parte proprio dai condomini. Ogni condomino può liberamente convocare una assemblea di condominio, a patto che si realizzi una condizione, deve trovare un altro condomino disposto a supportare la sua richiesta, visto che il numero minimo previsto per convocare l’assemblea condominiale è di due persone. Inoltre, i due richiedenti dovranno come minimo raggiungere un sesto del valore totale dello stabile. In alternativa, è possibile coinvolgere altri condomini per raggiungere questo valore. Prima di procedere oltre, serve un’altra precisazione, i condomini possono richiedere sia la convocazione dell’assemblea ordinaria che la convocazione di quella straordinaria.

Una volta raggiunto il numero o valore necessario per convocare l’assemblea di condominio, i richiedenti devono compilare una lettera di convocazione e spedirla a tutti i condomini dello stabile. La lettera deve essere ricevuta dai destinatari minimo cinque giorni prima della data di convocazione dell’assemblea, e deve essere inviata tramite raccomandata. In alternativa, è possibile inviare la lettera di convocazione via fax o tramite posta certificata PEC. Risulta essere anche possibile consegnarla a mano, considerando che potrebbe essere più facile intercettare fisicamente gli altri condomini. Però è importante sapere una cosa, la lettera di convocazione è un documento formale dal quale dipende la validità della convocazione stessa. Dunque deve tassativamente contenere alcune informazioni.

Per iniziare, i nomi dei condomini che hanno richiesto la convocazione dell’assemblea, insieme al nome del destinatario della lettera. Inoltre, il documento dovrà anche riportare il luogo, la data e l’ora esatta dell’assemblea condominiale. Come se non bastasse questo, all’interno della lettera di convocazione dovrà anche essere specificato l’ordine del giorno, contenente tutti i temi che verranno discussi. Qualora dovesse venire a mancare una sola delle informazioni, la convocazione dell’assemblea potrà essere impugnata e annullata da qualsiasi condomino.

Per fare in modo che l’assemblea possa tenersi regolarmente, è necessario che al momento della convocazione venga raggiunto il quorum costitutivo, ovvero il numero minimo di condomini richiesto per dare valore all’evento. In base al codice civile, nel caso dell’assemblea di condominio viene richiesta la presenza della maggioranza dei condomini per un valore complessivo dello stabile pari a due terzi. Se la prima convocazione fallisce, in sede di seconda convocazione il numero minimo si abbassa a un terzo dei condomini per un valore complessivo dello stabile pari a un terzo.

Per legge, l’amministratore di condominio è tenuto a convocare almeno una assemblea condominiale ordinaria ogni dodici mesi. La convocazione si rende necessaria per discutere di temi quali l’approvazione dei conti del condominio, l’eventuale nomina di un nuovo amministratore, o i fondi da destinare alla manutenzione dello stabile. L’assemblea straordinaria, invece, può essere convocata nel caso in cui un condomino abbia intenzione di avviare lavori edili che potrebbero causare danni ad un vicino. Anche l’installazione di impianti energetici richiede la convocazione.

Una volta raggiunto il quorum, l’assemblea può finalmente partire, per prima cosa, bisogna nominare il presidente e il segretario. Il primo avrà il compito di gestire le discussioni sui temi del giorno, mentre il secondo sarà il responsabile della redazione del verbale. Poi, ogni punto previsto dall’ordine del giorno verrà discusso e sottoposto ad approvazione, questa potrà avvenire a maggioranza, nel caso della prima convocazione, oppure con un terzo dei votanti a favore, seconda convocazione. In ogni caso, in base all’importanza del tema trattato, potrebbe servire una maggioranza rappresentante almeno metà del valore dello stabile, o due terzi del suddetto. Il codice civile, poi, stabilisce che al termine dell’assemblea debba essere redatto un verbale di quanto discusso e stabilito, questo è un documento fondamentale, dato che una sua scorretta redazione potrebbe consentire ad un condomino di annullare qualsiasi decisione presa durante l’assemblea.

Il fac simile di convocazione assemblea condominiale presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile Contratto Estimatorio

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di contratto estimatorio da compilare e stampare.

Nel campo dei trasferimenti di beni sono diverse le tipologie di contratto che possono essere stipulate tra un venditore ed un acquirente. Le cose ovviamente si complicano quando la transazione agisce nel computo dell’ambito del commerciale, per esempio, quando si crea un rapporto di acquisto vendita tra un rivenditore e un’azienda produttrice. In questo caso entrano in gioco dinamiche economiche e strategiche tali da prevedere diverse clausole tra le due parti, clausole non sempre facili da studiare e da analizzare. E non di rado si studiano delle formule che possano favorire l’una o l’altra parte, anche se per favorire si intende semplicemente il definire delle garanzie che possano tutelare una transazione di beni ed il relativo pagamento. Se parliamo di contratti di questa tipologia, soprattutto in ambiti come la vendita di vestiti, allora il contratto estimatorio è sicuramente uno dei più diffusi. Vediamo dunque di capire in cosa consiste e come funziona il contratto estimatorio.

A dispetto di altre tipologie di contratto, non è facile intuire in cosa consiste il contratto estimatorio e come funziona questo accordo tra due parti, senza una spiegazione che sia semplice. Si tratta di una forma di accordo che prevede un contratto stipulato tra due parti, il tradens e l’accipiens. Il tradens è il soggetto fornitore che di fatto vende la merce all’ingrosso, mentre l’accipiens è il soggetto che la acquista per rivenderla al dettaglio. Ovviamente la logica dietro il contratto estimatorio è molto più complessa, e va approfondita. Oltre al tradens e all’accipiens, che sono i soggetti firmatari del contratto, c’è un terzo elemento fondamentale, il bene trasferito, che deve essere sempre mobile. Per esempio, uno stock di abbigliamento o di prodotti di elettronica, giusto per chiarire di cosa stiamo parlando.

Il funzionamento del contratto estimatorio, prevede una logica piuttosto rigida. Il tradens si impegna a consegnare fisicamente all’accipiens lo stock di merce ordinato da questo, il pagamento non avviene al momento della consegna fisica dei prodotti, ma più avanti. Ovvero quando l’accipiens sarà riuscito a rivendere, a sua volta, le unità di merce incluse in quello stock. Questo significa che l’accipiens al momento dell’acquisizione fisica dei beni mobili non paga. Vediamo cosa succede se i beni non vengono venduti dall’accipiens. Questo ha il diritto di renderli al tradens, ma solo entro un certo periodo limite di tempo, definito ovviamente all’interno del contratto estimatorio da una clausola apposita. Per i beni restituiti, l’accipiens non dovrà corrispondere alcuna cifra al tradens, il quale rientrerà fisicamente in possesso dei prodotti di stock invenduti. Come puoi vedere, in realtà il funzionamento del contratto estimatorio non è poi così complesso.

Per chiarire meglio come funziona un contratto estimatorio, è utile fare un esempio pratico, che possa rendere la comprensione di questo accordo ancora più semplice e immediata. Poniamo caso che l’azienda B abbia una catena di punti vendita di abbigliamento, e che abbia deciso di ordinare all’azienda A uno stock di 150 jeans, in questo caso l’azienda A è il fornitore, mentre l’azienda B il rivenditore. Come previsto dal contratto estimatorio, l’azienda A consegna fisicamente lo stock completo di jeans all’azienda B, senza ricevere un pagamento per l’ordine. L’azienda B, quindi, procede a rifornire i propri punti vendita con i jeans. Il contratto firmato dalle due parti prevede come tempo limite massimo per la restituzione 6 mesi, e come prezzo di acquisto il prezzo di 15 euro a jeans, la somma che B dovrà pagare ad A per ogni bene mobile venduto. Dopo 5 mesi, l’azienda B è riuscita a vendere 120 jeans su 150, e decide di sfruttare il diritto di restituzione dei 30 capi rimanenti. Il pagamento di 15 euro per capo venduto è già avvenuto tramite fattura ogni 15 del mese, mentre i restanti capi vengono restituiti come da accordo.

C’è una cosa molto importante riguardante il contratto estimatorio, che ancora non abbiamo spiegato, non si tratta di un vero e proprio contratto di compravendita sotto condizioni risolutive, per un motivo molto semplice. Il trasferimento fisico degli stock da tradens ad accipiens non riguarda la proprietà, proprietà che rimane al tradens, fino alla vendita reale di ogni prodotto facente parte dello stock da parte dell’accipiens. Di fatto, il contratto estimatorio favorisce l’accipiens, e per una ragione specifica, non essendo proprietario del bene, esso non può essere pignorato in caso di problemi finanziari. E poi, ovviamente, è comodo perché il pagamento della merce al fornitore avviene solo in caso di vendita. Dal canto suo, il tradens si priva del diritto di potere disporre dei propri beni mobili che, nonostante restino di sua proprietà, entro una certa data limite sono vincolati dall’accordo estimatorio con l’altra parte.

Fac Simile Lettera di Credito

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di lettera di credito da compilare e stampare.

Quando entrano in ballo i pagamenti su scala internazionale, non sono poche le preoccupazioni di chi paga per un servizio e di chi lo vende. Spesso sono le stesse banche a farsi da garanti nel settore dei pagamenti per import o export o durante le grandi operazioni finanziarie. Questo avviene con un documento noto come lettera di credito, che viene allegato dalla banca ad un pagamento direzionato verso una seconda banca, e che ha lo scopo di garantire l’affidabilità del venditore e di proteggere i soldi versati dall’acquirente.

Questo è un documento che viene preparato da una banca e consegnato ad un’altra banca. Rappresenta a tutti gli effetti una forma di garanzia che copre una transazione economica internazionale. Non è un argomento facile, per questo è necessario approfondirlo, oggi proponiamo dunque una dettagliata guida alla lettera di credito.

La lettera di credito, conosciuta anche come nota documentaria di credito, è un documento che le banche utilizzano per farsi da garanti nei confronti di un certo soggetto coinvolto in una transazione economica internazionale. Questa lettera, infatti, contiene tutta una serie di documenti che hanno lo scopo di attestare l’affidabilità creditizia di un soggetto, una volta che la banca primaria ne entra in possesso, prende l’impegno con l’acquirente di pagare di cassa propria l’ordine di un certo prodotto o servizio ad una seconda banca estera. Questo documento è una doppia forma di garanzia, da un lato consente ad un ordinante di proteggersi in caso di acquisto di prodotti non ancora realizzati. Dall’altro, garantisce al venditore che i soldi ci sono, sono stati versati sul conto e sono messi al sicuro da qualsiasi inconveniente, attendono solo di essere sbloccati. Questo perché la banca agisce come supervisore di questa transazione. Dunque ne possono beneficiare entrambi.

Le lettere di credito non sono tutte uguali, anzi, ne esistono sostanzialmente tre tipologie. Per iniziare, c’è la nota di credito revocabile, in questo caso la banca mantiene il diritto di revocare il credito quando desidera, prima che il beneficiario abbia presentato tutti i documenti di conferma. Poi c’è la lettera di credito irrevocabile, in questo caso il pagamento della somma in essere non può essere revocato, salvo un diverso accordo tra il beneficiario e l’istituto di credito. Infine, abbiamo la forma più semplice e intuitiva, la nota confermata e irrevocabile. In questo caso il beneficiario del pagamento chiede all’istituto di verificare la provenienza del credito, per poi ottenere conferma e quindi riscuotere la somma presentando i propri documenti. In realtà, non sempre le lettere di credito sono così programmate, non trattandosi di un documento chiuso, ogni lettera di credito può contenere clausole frutto della contrattazione tra i soggetti e gli istituti di credito che si accollano questi oneri.

Non è un caso che la lettera di credito venga spesso utilizzata nel settore delle transazioni internazionali. Questo perché il documento mette al riparo l’importatore da alcuni fattori di rischio. Ma conviene analizzare il funzionamento della lettera di credito con un esempio pratico. Poniamo caso che un produttore italiano desideri importare dei prodotti dalla Cina, non ancora realizzati. Trattasi di un vero e proprio ordine che espone al rischio di pagare un anticipo, prima di potere testare con mano i prodotti acquistati e non ancora realizzati. Ecco che la lettera di credito garantisce all’acquirente la possibilità di affidarsi alla banca per il pagamento di una certa somma, somma che verrà sbloccata solo quando il beneficiario presenterà tutti i documenti attestanti gli accordi del contratto stipulato con l’acquirente. Di contro, la lettera di credito funziona anche come garanzia nei confronti del venditore, presenta infatti la certezza di avere una somma versata per i propri servizi, e che sarà appunto versato sul conto non appena il servizio prestato verrà concluso come da accordi.

La banca ovviamente richiede certe garanzie a fronte del possibile anticipo di una somma di denaro per l’acquisto di un bene o servizio. Quindi, l’acquirente deve sempre accompagnare alla richiesta della lettera di credito una serie di documenti che possano testimoniare la presenza di queste. Dall’altro lato, il beneficiario del pagamento è obbligato a presentare a sua volta dei documenti, per potere riscuotere il credito. Documenti che possono per esempio essere le fatture, le distinte per il trasporto e per il carico. Nel caso di prodotti particolarmente sensibili come quelli agroalimentari, il venditore deve anche presentare i certificati di qualità e di origine. In assenza dei documenti, non potrà riscuotere il credito. Naturalmente la banca non si espone senza ottenere nulla in cambio, la lettera di credito prevede dunque la presenza di una commissione percentuale, che di solito è intorno al 2% della somma.

Modello Lettera di Recesso

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di lettera di recesso da compilare e stampare.

Il diritto di recesso da parte di un consumatore è garantito dalla legge e consente a chi ha sottoscritto un contratto di rescinderlo senza addurre motivazioni e senza dovere sostenere il pagamento di costi. Ovviamente la richiesta di rescissione del contratto trova una sua precisa modalità, può essere effettuata infatti scrivendo e inviando una lettera di recesso. La lettera non è affatto complessa da compilare, può essere scritta senza problemi anche su carta semplice, e successivamente inviata come raccomandata. Oggi vedremo dunque come scrivere una lettera di recesso  e tutte le informazioni importanti riguardanti questo diritto del consumatore.

La lettera di recesso è lo strumento che qualsiasi consumatore può utilizzare per sfruttare il  diritto di ripensamento, un diritto che gli consente di annullare un contratto d’acquisto di un servizio o di un bene di consumo. Il consumatore non ha l’obbligo di fornire alcuna motivazione per la propria volontà di recedere da un contratto, stipulato con qualsiasi tipologia di azienda. Tuttavia, esistono dei casi in cui decade questo diritto di recesso, il che impedisce o rende nullo l’invio di questa specifica lettera.

La lettera di recesso può essere sempre inviata, previa stipula di un contratto per l’acquisto di un bene o di un servizio, da parte di un privato. Questo fa immediatamente emergere un primo paletto, il diritto di recesso, infatti, non sussiste nel caso in cui un servizio o un bene di consumo venga acquistato da un professionista, avendo precedentemente indicato la Partita IVA del soggetto compratore. Va anche detto che il diritto di recesso appartiene solo ed esclusivamente al consumatore, questo significa che l’azienda non può inviare alcuna lettera di questa tipologia, anzi obbligata per legge a comunicare sempre e comunque al consumatore il suo diritto di recedere senza obblighi dal contratto. Senza obblighi significa che, oltre a non dovere fornire giustificazioni, il consumatore può sfruttare il proprio diritto di ripensamento senza dovere pagare.

La lettera di recesso può essere scritta quando un consumatore decide che non vuole attendere la naturale scadenza di un contratto, per sottrarsi all’acquisto di un servizio o un bene. Ma serve fare una precisazione importante, il diritto di recesso vale solo per la sottoscrizione di contratti al di fuori di un locale commerciale. Dunque online o a distanza. Come già specificato nell’introduzione, la lettera di recesso può essere scritta su carta semplice, e successivamente spedita all’azienda tramite posta raccomandata con ricevuta di ritorno. Inoltre, deve essere tassativamente scritta e inviata entro 14 giorni dalla stipula del contratto, in caso contrario, il diritto di recesso per l’acquisto di un bene di consumo o di un servizio decade.

Esistono anche altri metodi per inviare la lettera di recesso. Come, per esempio, la posta elettronica certificata PEC. L’invio della lettera di recesso garantisce al consumatore la restituzione dell’importo pagato per l’acquisto del servizio o del bene, entro e non oltre trenta giorni.

Il modello di lettera di recesso presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.