Fac Simile Bilancio Associazione

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di bilancio associazione da compilare e stampare

Si tratta di un modello che può essere utilizzato come esempio di bilancio associazione.

Come Scrivere Bilancio Associazione

Ogni associazione o ente no profit con uno statuto deve obbligatoriamente presentare un bilancio al termine dell’esercizio annuale.
La redazione del Rendiconto economico finanziario, è uno dei principi fondamentali sanciti dalle regole sulla tenuta della contabilità delle Associazioni in regime 398/1991, in particolare è quanto viene sancito dall’art. 20 del DPR 600/1973 in merito alle regole della tenuta della contabilità degli enti non commerciali.

Questo è un documento essenziale che non rappresenta solamente un obbligo di legge, ma anche uno strumento molto utile per monitorare la situazione finanziaria di un’associazione e per consentire ai soci di prendere visione dello stato economico dell’ente.
Prima di passare alla nostra guida sul bilancio di associazione, c’è un’altra caratteristica da sottolineare. Al contrario degli esercizi commerciali, dunque del bilancio delle imprese, le associazioni non sono tenute a vincoli specifici per la redazione del documento, che appare dunque più snello e meno burocratico del normale, e quindi anche molto più semplice da compilare.
Vediamo di entrare nel dettaglio e di scoprire ogni aspetto del bilancio di associazione.

Il bilancio di associazione è un documento che deve essere presentato durante l’assemblea dei soci, al fine di essere approvato. Il bilancio viene definito annuale, in quanto la legge impone alle associazioni e agli enti no profit di presentarlo allo scadere dell’esercizio in corso.
Questo documento è importante, in quanto il suo contenuto determina la possibilità per le associazioni di accedere agli sgravi fiscali e alle agevolazioni previste dallo Stato per gli enti che non hanno l’obiettivo di generare un profitto.
Questo significa anche che il bilancio, nonostante possa andare in positivo o in negativo come accade per qualsiasi altro bilancio commerciale, in realtà non genera utili, ma semplicemente una rimanenza che potrà essere utilizzata per bilanciare eventuali perdite nel bilancio dell’anno successivo. Se il bilancio annuale risulta in attivo la chiusura di questo non deve quindi dare un utile, ma una voce positiva in avere da riportare nel rendiconto dell’anno successivo.

Il bilancio di associazione è un documento molto semplice, che sostanzialmente deve attenersi ad una sola regola tassativa, se l’associazione svolge anche delle attività che hanno lo scopo di generare un profitto, queste devono per legge venire separate dal bilancio di associazione, che non può mai riguardare o includere le voci di un esercizio commerciale, che andranno trattate a parte, con un bilancio specifico.
Per il resto, il bilancio di associazione funziona come gli altri documenti della medesima tipologia. Per redigerlo in modo funzionale, l’associazione deve tenere un registro contabile includendo tutte le uscite e tutte le entrate registrate durante l’anno, secondo una logica settimanale o mensile, e queste verranno poi inserite all’interno del bilancio.
Lo scopo del bilancio di associazione, oltre a dovere rispettare i termini imposti dalla legge, è quello di fornire uno spaccato della situazione economico finanziaria dell’ente, per chiarire la qualità della gestione. Anche se non si tratta di un bilancio preparato secondo le norme del diritto commerciale, il suo scopo è comunque quello di rappresentare una serie ordinata di valori in dare e avere.

Esistono delle precise tempistiche per la corretta presentazione e approvazione del bilancio di associazione che, per legge, deve essere presentato durante l’assemblea dei soci entro e non oltre un periodo di 4 mesi antecedente alla chiusura dell’anno sociale.
Il compito di prepararlo spetta sempre al consiglio direttivo dell’associazione o ente no profit, il quale, seguendo le tempistiche indicate in precedenza, deve poi esporre il documento agli altri soci, i quali potranno dunque verificare di persona tutti i dati ed i conti riportati al suo interno.
Va comunque detto che, generalmente, il bilancio di associazione viene redatto prima dell’assemblea dei soci, ed esposto in associazione per le due settimane precedenti alla suddetta assemblea, questo consente ai soci di prenderne visione prima, per poi discuterne in modo compiuto durante l’assemblea.

Una volta che il bilancio è stato redatto e presentato anzitempo ai soci, si procede successivamente alla sua approvazione, che si tiene ovviamente in corrispondenza con l’assemblea. In pratica, l’approvazione del bilancio viene votata in sede con la maggioranza, a patto che siano presenti più della metà dei soci.

Modello di Bilancio Associazione

All’interno del bilancio devono risultare con chiarezza e precisione
-Le entrate suddivise per voci analitiche
-I beni
-I contributi
-I lasciti ricevuti
-Le spese
-Gli oneri sostenuti.

Il modello di bilancio associazione presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile di Interpello

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di interpello da compilare e stampare.

Si tratta di un modello che può essere utilizzato come esempio di interpello.

Come Funziona un Interpello

Quando si tratta di confrontarsi con l’Agenzia delle Entrate e di avere a che fare con le diverse leggi in materia dei tributi da versare, non è assolutamente raro che il cittadino possa nutrire dei dubbi e delle incertezze, non sapendo come procedere in merito ad una sua particolare posizione fiscale o contributiva.
L’interpello può risultare davvero utile per fare luce su questo o quel dubbio, dato che la legge consente al cittadino di interpellare l’Agenzia delle Entrare per capire meglio la propria posizione tributaria o per ottenere delle delucidazioni su disposizioni e leggi che gli risultano al momento poco chiare.

L’interpello, come già anticipato nell’introduzione alla nostra guida, è un’istanza che il cittadino può fare nei confronti dell’Agenzia delle Entrare per chiedere chiarimenti su una certa disposizione o legge tributaria, o per chiedere delucidazioni in merito alla propria posizione fiscale, così da capire esattamente come procedere a norma di legge.
Questo diritto è assicurato dallo Statuto dei Diritti dei Contribuenti in base all’articolo 11 della legge numero 212/2000. Esistono, comunque, diverse tipologie di interpello che il contribuente può richiedere all’Agenzia delle Entrate.

L’istanza di interpello può avere una natura piuttosto diversa a seconda dei casi, bisogna dunque chiarire quali tipologie di istanza possono essere richieste.
-Interpello ordinario. L’interpello ordinario è il classico caso in cui il cittadino contribuente richiede informazioni all’Agenzia delle Entrate in merito ad un caso personale, per adottare i comportamenti fiscali previsti dalla legge, per comprendere come muoversi nel modo corretto e dunque per evitare sanzioni. Spesso l’istanza ordinaria viene richiesta in presenza di norme fiscali di non facile interpretazione o che potrebbero dare origine a incertezza.
-Interpello probatorio. L’interpello probatorio è un’istanza che viene spesso richiesta dal cittadino contribuente all’Agenzia delle Entrate, per capire se esiste la possibilità di entrare in un particolare regime tributario.
-Interpello disapplicativo. L’interpello disapplicativo consente al cittadino di dimostrare che la propria posizione fiscale non è soggetta a certe norme o comportamenti fiscali, richiedendo dunque la disapplicazione degli stessi al proprio caso tributario.
-Interpello antielusivo. L’interpello antielusivo serve per ottenere chiarimenti in riferimento a operazioni e classificazione di spese disciplinate dalle disposizioni antielusive.
-Interpello su società estere controllate. L’ultima tipologia di interpello è quella sulle società estere controllate. In questo caso, il contribuente richiede all’Agenzia delle Entrate la disapplicazione delle normative fiscali su queste.

Va poi specificato un aspetto molto importante, una volta fatta l’istanza all’Agenzia delle Entrate, il parere o disposizione ha un effetto vincolante. Questo significa che il contribuente dovrà necessariamente adeguarsi a quanto disposto, e in futuro non potrà più muovere una nuova istanza per quello stesso caso.

Esistono ovviamente una procedura ed una modalità da rispettare per potere richiedere l’istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate. Per iniziare, il documento o modulo di interpello dovrà contenere obbligatoriamente dati quali
-Dati personali facenti riferimento al contribuente che ha richiesto l’istanza di interpello
-La tipologia di richiesta
-La descrizione dettagliata della posizione fiscale per la quale si richiede un intervento o chiarimento
-La soluzione che il cittadino pensa che debba essere presa a vantaggio del suo specifico caso,
Procura al procuratore generale o speciale, se l’interpello è attivato da questo soggetto.

Una volta compilato il modulo con queste informazioni, il cittadino deve obbligatoriamente consegnarlo alla Direzione Generale dell’Agenzia delle Entrate. Può farlo personalmente, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o in alternativa tramite posta elettronica certificata. Il richiedente otterrà una risposta entro 90 giorni dalla richiesta di interpello.

Modello Interpello

Il modello di interpello presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile Istanza Autotutela

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di istanza autotutela da compilare e stampare.

Si tratta di un modello che può essere utilizzato come esempio per scrivere un’istanza di autotutela.

Come Fare un’Istanza di Autotutela

L’autotutela è un istituto finalizzato alla modifica o all’annullamento di un atto emanato da una pubblica amministrazione. In ambito fiscale, l’amministrazione a cui si fa riferimento è l’Agenzia delle Entrate, che può commettere degli errori quando invia un atto relativo a un’imposta.
L’istanza di autotutela risulta essere quindi un modo per tutelarsi in caso di un errore da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Con questo atto si può chiedere alla Pubblica Amministrazione di ricontrollare le carte, per vedere se un’imposta è davvero dovuta o meno.

Per fare alcuni esempi, l’autotutela può essere richiesta nei seguenti casi
I casi in cui l’autotutela viene richiesta con maggior frequenza sono:
-Errore di persona dovuto a omonimia.
-Errore di calcolo nel definire l’imposta dovuta.
-Doppia imposizione
-Mancata considerazione di pagamenti regolarmente eseguiti.

L’autotutela può essere promossa per chiedere l’annullamento totale, l’annullamento parziale, la rinuncia all’imposizione, la revoca o la sospensione degli effetti.
L’istanza di autotutela può essere promossa sia dall’Agenzia delle Entrate che dal contribuente a cui è stato recapitato l’atto. In entrambi i casi l’Ufficio competente dell’Agenzia è quello che ha redatto l’atto.
L’interessato può procedere all’autotutela presentando una richiesta scritta, all’interno della quale devono essere esposte le motivazioni per le quali si richiede l’autotutela, indicando gli estremi dell’atto da annullare o da rettificare.
Il contribuente, inoltre, deve allegare le documentazioni che attestano l’errore commesso dall’Agenzia delle Entrate, per esempio le quietanze degli avvenuti pagamenti oppure gli atti che certificano una particolare agevolazione a cui ha diritto.

L’Agenzia delle Entrate può accogliere o rigettare l’istanza e lo comunica al contribuente tramite raccomandata.
L’accoglimento dell’istanza può portare a una delle seguenti situazioni
-L’atto viene annullato totalmente o revocato.
-L’atto viene annullato totalmente o revocato ma c’è un giudizio in corso. In questo caso si estingue il processo per cessata materia del contendere.
–L’atto viene annullato parzialmente. L’atto esplica i suoi effetti, ma il contribuente ha la possibilità di avvalersi degli istituti di definizione agevolata delle sanzioni, sempre che rinunci al ricorso o chieda l’estinzione del giudizio.

Se l’istanza di autotutela viene rigettata
-Nel caso in cui i termini per ricorrere non siano scaduti, il contribuente ha la possibilità procedere con la tutela giurisdizionale presso il giudice tributario.
–Nel caso in cui i termini per ricorrere siano scaduti, il contribuente ha la possibilità di chiedere il risarcimento in sede civile per i danni causati dal comportamento dell’Agenzia delle Entrate.

Per concludere, è importante sapere che il rifiuto da parte dell’Agenzia delle Entrate a seguito di un’istanza di autotutela presentata dal contribuente non può essere impugnato.

Modello di Istanza Autotutela

Vediamo cosa deve essere indicato nell’istanza di autotutela da mandare all’Agenzia delle Entrate.
-L’ufficio dell’Agenzia delle Entrate preposto. La dicitura è All’Agenzia delle Entrate, Direzione Provinciale di Provincia, Ufficio territoriale di città.
-I dati personali. Servono nome e cognome, luogo e data di nascita, indirizzo di residenza, numero di telefono e codice fiscale. Nel caso sia un legale a occuparsene, questi dovrà indicare sia i propri dati sia quelli del proprio assistito.
-La richiesta. Dopo la formula Chiedo, chi fa l’istanza deve scegliere tra comunicazione di irregolarità, cartella di pagamento, rigetto istanza di rimborso, avviso di liquidazione, avviso di rettifica, avviso di accertamento, atto di contestazione, altro. tutto dipende dal documento che è arrivato al contribuente e per il quale si richiede la verifica.
-I dati del documento. Bisogna specificare il numero del documento arrivato, quando è stato notificato, qual è l’anno di imposta di riferimento e quale era il debito da recuperare.
-Perché si ritiene che l’atto sia illegittimo e si chiede la verifica. I motivi vanno indicati dopo la formula risulta illegittimo per questi motivi.
-Dichiarare la consapevolezza che comunque i termini del pagamento non cambieranno. Basta inserire la formula Sono consapevole che questa richiesta non sospende i termini per la proposizione del ricorso alla Commissione tributaria.
-Inserire gli eventuali allegati, per esempio, la copia della carta di identità.
-Inserire luogo e firma.

Il fac simile istanza di autotutela presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in base alle proprie esigenze.

Modello Richiesta Visura Catastale

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di richiesta visura catastale da scaricare e stampare.

Il fac simile di richiesta visura catastale è in formato PDF, può quindi essere stampato e compilato in modo semplice e veloce.

La visura catastale è uno speciale documento fiscale che viene rilasciato dall’Agenzia delle Entrate, ufficio del Catasto Immobiliare, con il quale vengono comunicati i dati principali di un immobile, fabbricato o terreno. I dati che l’ufficio catastale indica nella visura catastale vengono estratti direttamente dal catasto dei terreni o da quello dei fabbricati, ovvero due immensi archivi nei quali vengono classificati tutti i beni immobili presenti in Italia. Ogni immobile viene identificato con gli estremi del foglio, particella, o mappale, e subalterno del Comune di appartenenza, in questo modo è sempre possibile sapere con esattezza l’ubicazione dell’immobile.

Nel caso invece si tratti di un terreno, questo viene identificato con i dati del foglio e particella. o mappale, di appartenenza. Tra i dati che vengono depositati dai proprietari di immobili, inoltre, troviamo le planimetrie catastali che illustrano il bene, nel caso si tratti di terreno sarà visualizzata l’estensione del bene, mentre nel caso di immobili ci sarà la descrizione degli interni, con la suddivisione in vani e l’indicazione della tipologia di finiture che possiedono gli immobili.

La visura catastale degli immobili indica inoltre la rendita catastale mentre la visura catastale di un terreno indica il reddito dominicale, dati che si utilizzano per calcolare le imposte sul reddito e quelle locali. Dal 2010, poi, la visura catastale indica anche i metri quadri reali di un immobile, dato questo sul quale si basa sia il Comune che l’Agenzia delle Entrate per calcolare le imposte. La visura catastale diventa dunque un elemento importante grazie al quale si possono risolvere praticamente tutte le questioni relative alla tassazione sugli immobili.

Riassumendo, dunque, vediamo quali dati riporta una visura catastale. Tutti gli immobili vengono suddivisi in sei differenti gruppi catastali, indicati con le lettere A, B, C, D, E e F. In modo semplice possiamo dire che il gruppo A contiene gli immobili residenziali e gli uffici, il gruppo B gli uffici pubblici, scuole e via dicendo, il gruppo C i negozi, botteghe, capannoni e immobili produttivi in genere, il gruppo D gli alberghi, i teatri, gli istituti di credito, il gruppo E le infrastrutture come porti, ponti, fari, infine il gruppo F include le entità urbane come immobili in corso di costruzione, lastrici solari e via dicendo.

Il primo dato che riporta dunque la visura catastale è la categoria catastale, seguita dai dati identificativi dell’immobile, ovvero comune, sezione urbana, foglio, particella, subalterno. A seguire la visura catastale indica i dati di classamento dell’immobile o del terreno, ovvero zona censuaria, categoria catastale, classe, consistenza, rendita. A questi dati, come stabilito dal Decreto del Presidente della Repubblica 138/1998 entrato in vigore come detto dal 2010, si aggiungono i dati in mq relativi alla superficie catastale.

Tra gli altri dati presenti nella visura catastale troviamo anche l’indicazione del proprietario degli immobili. Va detto, però, in questo caso che tale indicazione non ha valore legale, non è dunque un titolo probatorio della proprietà il fatto che il proprio nome appaia nella visura catastale. Per verificare la proprietà si devono infatti utilizzare esclusivamente i registri immobiliari, e, nelle zone dove è in vigore il sistema tavolare, i registri del giudice tavolare.

Per fare in modo che le visure catastali siano quanto più aggiornate possibile, a partire dal 2010 è necessario, ogni volta che si effettua una compravendita aggiornare le stesse, visto che nella compravendita si attesta la conformità tra lo stato di fatto dell’immobile e le planimetrie catastali. In questo modo lo Stato ha pensato di porre fine al problema dei registri catastali non aggiornati, con immobili mancanti o non più esistenti e ancora censite nel catasto.

Modello di Fattura Accompagnatoria

La fattura accompagnatoria è un documento fiscale che assolve alle funzioni sia di fattura ordinaria che di DDT, abbastanza diffusa nel mondo del commercio e meno in quello dell’artigianato.

La fattura ordinaria sappiamo essere un documento fiscale che serve per comprovare l’ avvenuta cessione di un bene o la prestazione di un servizio,il documento di trasporto, invece, è un documento che viene emesso per giustificare il trasferimento di un materiale da un cedente a un cessionario.

La presenza di un documento di trasporto è sempre obbligatoria, anche quando il trasferimento non è dovuto a vendita, tuttavia è possibile sostituire il documento di trasporto con una fattura accompagnatoria.

Questa contiene, al contempo, tutte le informazioni obbligatorie per un documento di trasporto e tutte quelle obbligatorie per una fattura, rispetto ad una normale fattura, dunque, la fattura accompagnatoria è molto ricca di informazioni aggiuntive.

Va detto che non è sempre possibile emettere una fattura accompagnatoria contenendo questa tutte le caratteristiche anche del documento di trasporto, non è possibile emetterla nei casi in cui non vi sia movimentazione della merce, come per esempio nella prestazioni di servizio.

Quanto al contenuto della fattura accompagnatoria, questa dovrà possedere un numero progressivo, l’indicazione della data di spedizione, l’indicazione dei soggetti tra i quali avviene l’ operazione oltre che quelle di chi effettua il trasporto. Andranno poi indicati, quanto ai beni movimentati, la loro natura, con tanto di descrizione, il numero in colli, la loro quantità e la qualità degli stessi.

A tutto questo si dovranno aggiungere gli elementi previsti dalla normativa IVA, quindi prezzo unitario del bene, e riepiloghi per aliquota IVA.

La fattura accompagnatoria evita la gestione di due differenti tipi di documentazione fiscale, la fattura ordinaria e il DDT. Quando vi è una cessione di beni si deve emettere una fattura, in molti casi non vi è obbligo di emettere un documento di accompagnamento, pensiamo ai prodotti sottoposti a regime delle accise, ai fiammiferi, ai tabacchi, alle bevande alcoliche e via dicendo si potrà emettere una normale fattura immediata.

Nei casi in cui, invece, vi è obbligo dell’emissione del documento di trasporto, e non si volesse per la tipologia di attività svolta iniziare a gestire DDT, allora si può ovviare con la fattura accompagnatoria.

Come per il documento di trasporto, infine, la fattura accompagnatoria va emessa in triplice copia, una per il cedente, una per il cessionario ed una per il vettore, se presente. La copia che rimane al cedente va firmata.