Fac Simile Contratto di Stage

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di contratto di stage.

Il contratto di stage è uno strumento giuridico grazie al quale uno studente può inserirsi in una realtà aziendale per un periodo generalmente di tre mesi o sei mesi, rinnovabili fino a un anno, e la cui finalità è quella di preparare all’inserimento definitivo nel mercato del lavoro. Operando direttamente presso la realtà aziendale, lo studente imparerà le differenze tra quanto appreso in forma teorica e quanto poi è l’attività pratica. Lo stage, dunque, rientra tra le attività formative e come tale ha carattere di formazione degli studenti.

Trattandosi di una attività formativa, lo stage non prevede venga riconosciuto uno stipendio allo stagista, il quale nonostante sia inserito nell’azienda non è sottoposto agli obblighi e doveri di produttività di un dipendente. La normativa non prevede neppure che l’azienda che ospita lo stagista debba versare per questi i contributi. Comunque, nonostante non sia prevista la corresponsione di uno stipendio, alcune aziende riconoscono un rimborso spese allo stagista.

La stipulazione del contratto di stage non è libera, la normativa prevede che gli stagisti in una azienda con più di 20 dipendenti non possano superare il 10% degli addetti dell’azienda e il contratto deve basarsi sulla convenzione stipulata tra l’ente promotore e il soggetto ospitante. Questa convenzione dovrà includere il progetto formativo che dovrà essere seguito dallo stagista presso l’azienda ospitante, progetto che dovrà essere notificato in copia anche al Ministero del Lavoro, alla Regione e alle rappresentanze aziendali.

Durante il corso dello stage, presso l’azienda lo studente sarà seguito dal tutor aziendale, mentre presso il soggetto promotore sarà seguito dal tutor del soggetto promotore. Questi hanno il compito di guidare lo studente durante tutto il progetto formativo oggetto del contratto di stage.

La normativa prevede anche alcune attenzioni particolari verso i giovani delle regioni del sud Italia, i cui costi sostenuti dalle aziende potranno essere portati a carico dello Stato, per favorire l’acquisizione di competenze e la formazione della gioventù nelle regioni meno industrializzate.

Non è invece obbligatorio che il contratto di stage termini con la sottoscrizione di un contratto di lavoro, lo stage non è un periodo prova, ma uno strumento che permette al giovane studente di conseguire un’esperienza lavorativa pratica, che userà poi inserirsi adeguatamente nel mondo del lavoro.

Finora abbiamo parlato di studenti come di destinatari del contratto di stage, va detto, in verità, questo termine va preso nella sua eccezione più ampia. Secondo la Legge 1859/62 tutti coloro che abbiano adempiuto agli obblighi scolastici e i soggetti disoccupati o inoccupati, possono partecipare a un contratto di stage.

Il modello di contratto di stage presente in questa pagina è in formato Doc e può quindi essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile di Patto di non Concorrenza

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di patto di non concorrenza da stampare.

Con il termine patto di non concorrenza si definisce una particolare clausola per mezzo della quale un professionista si impegna a non svolgere attività in concorrenza con l’azienda per la quale opera, durante e al termine del contratto di lavoro. Tale clausola si può applicare a tutti i tipi di contratti di lavoro e, quindi, si può trovarla applicata ai lavoratori dipendenti, ai lavoratori autonomi e anche agli agenti commerciali. Dal punto di vista del Codice Civile, vi sono tre differenti articoli che fanno riferimento al patto di non concorrenza, e sono gli articoli 2125, 2596 e 1751 bis, che, come sopra indicato si riferiscono a lavoratori subordinati, autonomi e agenti di commercio.

Il patto di non concorrenza si sostanzia in un obbligo di non fare, per mezzo del quale il lavoratore si obbliga a non svolgere più una determinata attività, per un arco temporale massimo che il Codice Civile determina in cinque anni per i dirigenti e in tre anni per le altre categorie di lavoratori.

La ragione del patto di non concorrenza consiste nel fatto che l’azienda vuole tutelarsi riguardo all’eventualità che il lavoratore utilizzi le conoscenze apprese a vantaggio di altre aziende o per farle concorrenza sul mercato in modo diretto. Risulta essere chiaro, però, che trattandosi di una limitazione della capacità reddituale del lavoratore, questa deve essere indennizzata in due differenti modalità, alternative tra loro. In alcuni casi il risarcimento per il patto di non concorrenza viene corrisposto mensilmente in busta paga, come una maggiorazione, in altri casi, invece, l’indennità per questo patto viene erogata al momento in cui termina il rapporto di lavoro, sommandosi quindi al TFR.

Dal punto di vista fiscale, la tassazione dell’indennità percepita per il patto di non concorrenza segue la modalità con la quale viene erogata, nel caso di erogazione in busta paga è soggetta a contributi, diversamente è soggetao agli obblighi e al regime fiscale del TFR.

Nel caso in cui il lavoratore non rispetti il patto di non concorrenza a suo tempo sottoscritto, l’azienda può ricorrere in sede giudiziale per concorrenza sleale se questi svolge l’attività concorrente in proprio. Qualora svolga la propria attività di concorrenza sleale per una azienda terza, invece, anche l’azienda che lo ha assunto può essere chiamata in giudizio.

Per fare in  modo che  il Tribunale riconosca come valido il patto di non concorrenza, infine, è necessario che questo rispetti alcune condizioni, previste dalla legge, prima di tutto è obbligatorio che il patto di non concorrenza sia stato stipulato in forma scritta, inoltre deve rispettare i limiti di tempo che già abbiamo indicato in apertura e deve essere limitato in quanto a zona di azione, tempo e oggetto. Inoltre, come detto, deve essere prevista un’indennità a fronte della sottoscrizione del patto di non concorrenza.

Va precisato che il patto di non concorrenza non deve intaccare la capacità di guadagno, le potenzialità professionali e la coerenza dell’impiego con la professionalità del lavoratore. Questo significa che un patto di non concorrenza che non consenta, per esempio, un idoneo guadagno rispetto alla professionalità del lavoratore, potrà essere dichiarato inefficace dal Giudice del Lavoro.

Il fac simile di patto di non concorrenza messo a disposizione in questa pagina è in formato Doc e può quindi essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Modello Lettera Richiesta Ferie

Le ferie sono un diritto del lavoratore, si tratta di un periodo di riposo dal lavoro stabilito dal contratto nazionale di categoria oltre che dal Codice Civile. Questo periodo, che matura nella sua completezza al termine di un anno lavorativo, intendendo questo con inizio il 1 gennaio e termine il 31 dicembre, viene diviso nei dodici mesi che compongono l’anno.

In questo modo ogni mese si accumulerà un dodicesimo del periodo di ferie annuale previsto dal contratto collettivo nazionale presso il quale si è inquadrati, questo significa che i dipendenti che vengono assunti durante l’anno non dovranno terminare l’anno lavorativo per poter godere del periodo di ferie ma potranno goderne anche in corso d’anno, nella quota che avranno maturato. La quota di ferie maturate viene comunque sempre indicata nella busta paga mensile che viene consegnata al lavoratore.

Nonostante le ferie siano un diritto del lavoratore, però, questi non potrà goderne a suo piacimento, risulta essere infatti il datore di lavoro che decide quando dare le ferie al proprio lavoratore. Chiaramente, nell’eseguire tale scelta il datore di lavoro terrà in considerazione le esigenze aziendali e farà in modo che il periodo di ferie che spetta al lavoratore non provochi danno all’azienda.

Generalmente nell’effettuare tale scelta il datore di lavoro prenderà anche in considerazione le esigenze e le volontà del lavoratore e dove possibile cercherà di soddisfarle. Ovviamente non sarà sempre possibile accontentare tutti e per questa ragione la normativa prevede che alla fine spetti comunque al datore di lavoro la parola definitiva.

Nelle piccole aziende la procedura che giungerà a stabilire quale è o quali sono i periodi di ferie sarà dunque gestito per quanto possibile in modo amichevole, di comune accordo con i lavoratori; nelle medie e grandi aziende, invece, laddove esistono rappresentanze sindacali saranno queste a farsi portatrici delle esigenze dei lavoratori e a contrattare il periodo di ferie assieme al datore di lavoro o all’apposito ufficio del personale.

In ogni caso il lavoratore può esprimere la sua preferenza in modo diretto al datore di lavoro, chiedendo le ferie, per fare ciò invierà una lettera, che potrà essere inviata a mano con firma per ricevuta oppure a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento.

Questa lettera riporterà come intestazione i dati del lavoratore e sarà indirizzata al datore di lavoro, o all’ufficio del personale. Contenuto della comunicazione sarà la richiesta ferie: il lavoratore indicherà esattamente il periodo che intende usufruire, con date di inizio e termine.

Alcune aziende più strutturate, infine, prevedono questa comunicazione possa essere effettuata a mezzo software: le grandi aziende, infatti, che possiedono centinaia o migliaia di dipendenti molto spesso usano dei programmi per dialogare tra ufficio del personale e dipendenti. La richiesta ferie inviata per mezzo di tali strumenti informatici sarà comunque valida e sostituirà quella inviata a mezzo lettera dal dipendente.

Modello Lettera Richiesta Part Time

Richiedere un part time non rientra tra i diritti del lavoratore, il che significa che non per forza il datore di lavoro sarà costretto a accettare una tale richiesta. Certo che se un lavoratore richiede una riduzione dell’orario lavorativo, le ragioni che lo hanno portato a tale scelta, non saranno modificabili e dunque difficilmente il lavoratore accetterà una richiesta negativa e diversamente sarà costretto a dimettersi.

Il datore di lavoro, cosciente che il diniego della richiesta part time potrebbe comportare una lettera di dimissioni da parte del lavoratore, preferirà per quanto possibile una soluzione di mediazione, con la quale andare incontro al lavoratore nel rispetto delle necessità aziendali.

Per questo motivo, per richiedere un part time e vederlo accettato dal datore di lavoro si dovrà prima di tutto pensare alle necessità dell’azienda presso la quale si opera, meno danni provocherà la riduzione dell’orario di lavoro, più facile sarà che il datore di lavoro lo approvi.

Per esempio, se l’azienda è in crisi molto facilmente la richiesta di part time sarà accettata visto che comporterà una riduzione dei costi per l’azienda. Anche trovare un sostituto che potrà continuare la attività lavorativa nelle ore che si andranno a ridurre è una ottima soluzione che facilita la concessione del part time: in questo, infatti, la richiesta part time non comporterà un danneggiamento per le attività lavorative.

Altra possibile soluzione è quella di richiedere un part time di 30 ore settimanali o di 20 ore settimanali, in base alle esigenze aziendali, anche qualora il tempo che si voleva inizialmente richiedere fosse differente, la richiesta part time, infatti, è una vera e propria trattativa tra datore di lavoro e lavoratore. Risulta essere possibile dunque che, nel caso inizialmente il datore di lavoro non accetti la prima richiesta part time, modificando la stessa in modo da andare incontro alle esigenze del datore di lavoro, questa venga approvata.

Ci vuole dunque diplomazia e soprattutto la richiesta part time in ufficio deve essere basata sul dialogo tra datore di lavoro, o incaricato delle risorse umane, e lavoratore. Molto spesso prima di inoltrare la richiesta scritta come una proposta definitiva è bene intavolare la discussione in modo informale, spiegando al capo quali sono le problematiche che ci si trova ad affrontare e dunque illustrando perché si è costretti a richiedere una riduzione dell’orario di lavoro. Risulta essere in questo modo che si giungerà a comprendere appieno anche le esigenze della azienda oltre che le possibilità effettive di approvazione.

Nel caso in cui il part time non venga approvato non esistono molte soluzioni, si può provare a usufruire delle ferie e, casomai, successivamente richiedere l’aspettativa, con la garanzia del mantenimento del posto di lavoro, nel tentativo che le cause che hanno portato alla richiesta part time si risolvano e cessino.

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di lettera di richiesta di part time che può essere scaricato e modificato in base alle proprie esigenze prima di essere inviato alla propria azienda.

Modello Lettera di Licenziamento

La lettera di licenziamento è la comunicazione che il datore di lavoro invia mediante la quale comunica ad un proprio dipendente di recedere unilateralmente dal contratto di lavoro in essere.

Si tratta di una comunicazione specificamente prevista sia dal Codice Civile, all’art. 2118, sia dalla normativa successiva, la quale, stabilisce anche le condizioni al concorrere delle quali il datore di lavoro può inviare una lettera di licenziamento nonché le relative indennità che spettano al lavoratore in caso questi incorra in un licenziamento illegittimo.

Il datore di lavoro, infatti, potrà licenziare senza incorrere in penalità o in obblighi di riassunzione, ovvero per giusta causa, per esempio in seguito ad offese gravi ai superiori o per furti aziendali, o per giustificati motivi, per esempio per una crisi aziendale o perché il dipendente ha avuto troppi giorni di malattia. Risulta essere importante distinguere questi due casi, che dovranno trovare riscontro nella lettera di licenziamento, perché nel caso di giusta causa il datore di lavoro sarà tenuto a pagare al dipendente solamente il TFR mentre nel caso di giustificati motivi andranno corrisposti al lavoratore sia il TFR che una indennità di mancato preavviso, qualora ovviamente non venga dato il preavviso al lavoratore.

In tutti gli altri casi, nei quali dunque viene inviata una lettera di licenziamento senza motivazione, vi sono differenti indennità a seconda di quando sia il momento nel quale sia stata effettuata l’assunzione. In linea generale diciamo che se l’assunzione è avvenuta dopo il 7 marzo 2015, il lavoratore avrà diritto a una indennità crescente pari a 2 mesi per ogni anno di servizio; se l’assunzione, invece, era avvenuta prima del 7 marzo 2015, il lavoratore avrà diritto ad una indennità compresa tra i 12 e i 24 mesi, come verrà stabilito dal giudice.

Risulta essere sempre possibile, comunque, impugnare il licenziamento, l’atto di impugnazione può essere effettuato sia dal lavoratore, che da un legale del lavoratore, che da un rappresentante del lavoratore e anche dall’associazione sindacale. L’impugnazione del licenziamento darà adito ad un procedimento giudiziario volto a determinare la correttezza o meno del licenziamento stesso, che potrà anche essere risolto con una conciliazione o in via transativa.

Quanto al contenuto minimo di una lettera di licenziamento, questa deve contenere l’indicazione del luogo e della data nella quale viene redatta, gli estremi dell’azienda che la emette, la comunicazione dell’interruzione del rapporto di lavoro, i motivi che hanno portato alla interruzione del rapporto del lavoro, la firma del datore di lavoro, la firma del lavoratore, qualora consegnata a mano a questi.