In questa pagina è disponibile un fac simile Word di richiesta di risarcimento danni da inviare a un avvocato quando si ritiene che un errore o un’omissione nell’esecuzione dell’incarico professionale abbia provocato un danno concreto.
La perdita di una causa o un risultato sfavorevole non determinano, da soli, la responsabilità del professionista: occorre valutare la condotta contestata, il danno subito e il collegamento causale tra i due. Il modello deve quindi essere adattato con particolare attenzione ai fatti e alla documentazione disponibile.
Fac Simile Lettera di Richiesta di Risarcimento Danni all’Avvocato Word
Il file disponibile è in formato Word e può essere modificato inserendo i dati del cliente e dell’avvocato, gli estremi dell’incarico, la condotta contestata, le conseguenze dell’errore, l’importo richiesto e gli allegati. Se il danno non è ancora interamente quantificabile, è preferibile indicare le voci già note e riservarsi di integrare la richiesta.

Quando può essere utilizzata la richiesta
Il rapporto tra cliente e avvocato rientra normalmente nella prestazione d’opera professionale. Il legale deve eseguire l’incarico con la diligenza richiesta dalla natura dell’attività esercitata, secondo l’articolo 1176, secondo comma, del Codice civile. Quando la prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà assume rilievo anche l’articolo 2236 del Codice civile.
Una richiesta di risarcimento può essere presa in considerazione, per esempio, quando il professionista lascia decorrere un termine processuale, omette un’attività compresa nell’incarico, propone un’impugnazione inammissibile per un errore tecnico, non deposita tempestivamente un atto o un documento rilevante oppure fornisce una consulenza negligente dalla quale deriva un pregiudizio dimostrabile.
Non è invece sufficiente che la causa sia stata persa o che il risultato ottenuto sia inferiore alle aspettative. Occorre verificare se vi sia stato un effettivo inadempimento professionale e se, senza quell’errore, il cliente avrebbe avuto una concreta probabilità di ottenere un risultato migliore. Nei casi relativi alla perdita di una possibilità favorevole, la chance deve essere seria e apprezzabile, non puramente ipotetica.
Cosa indicare nella lettera
La contestazione dovrebbe permettere al professionista e all’eventuale compagnia assicurativa di ricostruire con precisione la vicenda. È opportuno indicare:
- i dati completi del cliente e dell’avvocato;
- la data e l’oggetto dell’incarico professionale;
- gli estremi della causa o della pratica, compreso il numero di ruolo quando disponibile;
- la condotta ritenuta errata o omessa, con le relative date;
- le conseguenze che vengono attribuite a tale condotta;
- le singole voci di danno e il relativo importo, quando già determinabile;
- la richiesta di risarcimento e un termine ragionevole per il riscontro;
- la richiesta di comunicare o confermare gli estremi della polizza di responsabilità professionale e di trasmettere la denuncia del sinistro alla compagnia, quando pertinente;
- l’elenco dei documenti allegati.
È preferibile descrivere fatti verificabili evitando accuse generiche o qualificazioni penali e disciplinari non necessarie. Se il danno è ancora in evoluzione, la lettera può contenere una riserva espressa di quantificazione o integrazione delle ulteriori conseguenze documentabili.
Documenti da raccogliere
Prima dell’invio è utile recuperare la lettera o il contratto di incarico, il preventivo, le comunicazioni intercorse con il professionista, gli atti processuali, i provvedimenti del giudice, le ricevute dei depositi e delle notificazioni, le fatture pagate e ogni documento che consenta di ricostruire sia l’errore contestato sia il danno.
Se l’incarico deve essere interrotto, la richiesta di risarcimento non sostituisce la comunicazione con cui il cliente pone fine al rapporto. In questo caso può essere utilizzato separatamente il fac simile di revoca del mandato all’avvocato, prestando particolare attenzione agli eventuali procedimenti e termini ancora pendenti.
Come inviare la richiesta
È consigliabile trasmettere la lettera con una modalità che permetta di dimostrarne il contenuto e la ricezione, normalmente tramite PEC oppure raccomandata con avviso di ricevimento. Una semplice email può essere utile per anticipare la contestazione, ma offre minori garanzie quando è necessario dimostrare con precisione l’invio di una determinata dichiarazione.
Quando la comunicazione deve assumere anche valore di costituzione in mora o essere utilizzata ai fini dell’interruzione della prescrizione, il testo deve manifestare in modo inequivoco la volontà di far valere il diritto e formulare una richiesta sufficientemente determinata. Una contestazione generica non produce automaticamente questi effetti. Per comprendere la differenza può essere utile consultare anche il modello di lettera di messa in mora.
La richiesta di risarcimento non sospende eventuali termini processuali, termini di impugnazione o altre scadenze relative alla pratica nella quale si è verificato l’errore. Se un termine è ancora in corso, la tutela della posizione originaria deve essere valutata immediatamente e separatamente.
Polizza dell’avvocato
L’articolo 12 della legge 31 dicembre 2012, n. 247 impone agli avvocati la copertura assicurativa per la responsabilità civile professionale e prevede che gli estremi della polizza siano resi noti al cliente. Le condizioni essenziali e i massimali minimi sono disciplinati dal D.M. 22 settembre 2016.
Nella richiesta è quindi possibile domandare al professionista gli estremi della copertura e l’apertura della pratica assicurativa. La presenza della polizza non comporta però automaticamente il riconoscimento della responsabilità o il pagamento dell’importo richiesto: la compagnia può svolgere le proprie verifiche sulla copertura, sull’inadempimento contestato, sul nesso causale e sulla quantificazione del danno.
Quali danni possono essere richiesti
Le somme domandate devono corrispondere a conseguenze effettivamente riconducibili all’inadempimento. A seconda del caso possono assumere rilievo il valore economico di un diritto perduto, spese processuali sostenute a causa dell’errore, costi necessari per porvi rimedio e altre perdite patrimoniali documentabili.
Gli onorari già corrisposti al professionista non costituiscono automaticamente un danno integralmente risarcibile: occorre valutare se e in quale misura la prestazione svolta sia risultata inutile o inadempiente. Anche il danno non patrimoniale non deriva automaticamente dal disagio o dallo stress provocato dalla vicenda, ma richiede i presupposti previsti dall’ordinamento e una specifica prova.
Va inoltre considerato l’articolo 1227 del Codice civile. Se il comportamento del cliente ha contribuito alla produzione del danno, per esempio perché un documento essenziale non è stato consegnato nonostante precise richieste, il risarcimento può essere ridotto secondo le circostanze concrete.
Prescrizione della richiesta di risarcimento
Quando la responsabilità deriva dall’inadempimento dell’incarico professionale trova normalmente applicazione il termine ordinario di prescrizione di dieci anni previsto dall’articolo 2946 del Codice civile. La decorrenza non deve però essere individuata automaticamente nella data dell’errore, della sentenza sfavorevole o della conclusione definitiva del processo.
Occorre verificare in concreto quando sia sorto un danno risarcibile e quando questo sia diventato oggettivamente percepibile e riconoscibile. Il momento può cambiare secondo il tipo di errore e l’attività affidata al professionista. Se sono trascorsi molti anni oppure il termine potrebbe essere prossimo alla scadenza, è quindi prudente far valutare tempestivamente il caso senza affidarsi a formule generiche.
Esposto disciplinare e richiesta di risarcimento
L’eventuale procedimento disciplinare è distinto dalla richiesta economica. Il cliente può presentare un esposto al Consiglio dell’Ordine competente quando ritiene che siano stati violati doveri deontologici. Gli atti vengono poi trasmessi al Consiglio Distrettuale di Disciplina, al quale la legge attribuisce il potere disciplinare.
L’esposto non è però uno strumento per ottenere il pagamento del risarcimento e non sostituisce la richiesta civile. Le due iniziative hanno finalità differenti e devono essere valutate separatamente.
Cosa fare dopo l’invio
L’avvocato può contestare la richiesta, chiedere ulteriori documenti, comunicare l’apertura del sinistro alla propria assicurazione oppure proporre una soluzione economica. Se viene raggiunto un accordo, importo, modalità di pagamento e rinunce devono essere formulati con precisione. Può essere utile predisporre una scrittura privata per risarcimento danni, evitando di dichiarare definitivamente soddisfatta ogni pretesa quando esistono ancora danni non quantificati.
Se non viene raggiunta un’intesa, la possibilità di agire in giudizio deve essere valutata sulla base dell’incarico, delle prove disponibili, del valore della controversia e delle eventuali condizioni di procedibilità applicabili. Competenza territoriale e procedimento non possono essere determinati mediante una regola unica valida per ogni controversia contro un avvocato, soprattutto quando il cliente agisce in qualità di consumatore.