Fac Simile Pignoramento dello Stipendio

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di pignoramento dello stipendio da compilare e stampare.

Quando un debitore ti deve un credito, ma non può offrirti alcun bene mobile o immobile pignorabile, ecco che hai la possibilità di rifarti da un punto di vista economico sulle sue entrate. In questo caso si parla di pignoramento dello stipendio, e questa procedura può essere avviata sia presso il datore di lavoro del tuo debitore che presso il suo istituto di credito, è importantissimo stabilire quale dei due sia soggetto al pignoramento, perché, a seconda che si tratti della banca o del datore di lavoro, cambiano sia le modalità sia il discorso sul limite minimo pignorabile.

Il pignoramento dello stipendio è una procedura che può essere avviata per rivalerti sulla banca del tuo debitore o sul suo datore di lavoro, così da potere incassare le somme che ti spettano senza per questo passare da chi ti deve dei soldi, può essere per esempio una soluzione indicata nel caso in cui il tuo debitore non possa fornire dei beni mobili o immobili per ripagare il debito che ha nei tuoi confronti. La questione sembrerebbe dunque molto semplice in apparenza, in realtà non lo è perché, come ti abbiamo già anticipato, esistono delle differenze sostanziali in base al soggetto che coinvolgi durante il pignoramento dello stipendio.

La migliore procedura per pignorare lo stipendio del creditore è quella vede coinvolto il datore di lavoro. Una volta che questa viene comunicata sia al datore di lavoro che al debitore, l’azienda per la quale lavora chi ti deve dei soldi è obbligata a comunicarti la presenza di eventuali crediti nei confronti del suo dipendente, che verranno in questo caso versati a te. In assenza di crediti, invece, si passa al pignoramento dello stipendio, in questo caso, non potrai mai richiedere il pignoramento di una cifra superiore al quinto dello stipendio, calcolato però al netto delle imposte. Va poi specificato che non esiste un minimo, questa procedura di pignoramento, dunque, può colpire anche gli stipendi più bassi. Infine, va anche sottolineato che, prima dell’avvio della procedura di pignoramento del quinto dello stipendio, tutti e tre i soggetti coinvolti devono presentarsi di fronte al tribunale civile per certificare la presenza di prove che possano poi condurre al pignoramento dello stipendio.

La questione cambia radicalmente, nel caso in cui il pignoramento dello stipendio venga richiesto all’istituto di credito che ospita il conto corrente del debitore. Qui, infatti, la legge favorisce questo soggetto, fissando a 1.345,56 euro la soglia minima non pignorabile. Questo significa che il creditore può obbligare la banca a versargli il dovuto solo se sul conto è presente una cifra superiore, questo limite, infatti, viene stabilito dalla legge in base alla formula assegno sociale x3, al di sotto della quale il pignoramento è proibito, in quanto considerato minimo vitale.

Abbiamo precedentemente detto che questo sistema premia il debitore. Questo perché chi ti deve del denaro può effettuare dei prelievi in banca per mantenere il totale del conto al di sotto di questa soglia, impedendoti di fatto di pignorargli lo stipendio. Va poi specificata anche un’altra eventualità, se il pignoramento dello stipendio avviene su un conto corrente vuoto, questo decade.

Per i motivi esposti fino a questo momento, appare ovvio che entrambe le procedure portino in dote delle limitazioni, anche se profondamente diverse, nel caso del pignoramento presso il datore di lavoro, la limitazione riguarda il quinto dello stipendio, mentre nel caso del pignoramento presso la banca, il limite diventano i 1.345,56 euro.

Fac Simile Atto di Precetto

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di atto di precetto da compilare e stampare.

Quando devi riscuotere un credito, esistono delle procedure che devi seguire, non puoi, infatti, richiedere il pignoramento di un bene mobile, immobile o di una certa cifra senza prima inviare un avviso di pagamento al tuo debitore. In sintesi, devi sempre notificargli un atto di precetto che, a conti fatti, rappresenta una vera e propria intimazione ai pagamenti, una volta che avrai fatto questa mossa, il tuo debitore avrà dieci giorni per procedere all’estinzione del suo debito. Se ciò non avverrà, potrai mettere in atto il pignoramento dei beni o il pignoramento presso terzi.

Come ti abbiamo accennato nell’introduzione, l’atto di precetto è un documento che ha lo scopo di preparare il terreno per un futuro pignoramento dei beni, il documento deve essere dunque consegnato al debitore e, nonostante ciò avvenga tramite ufficiale giudiziario, non si tratta di un atto che implica il pignoramento di un bene, ma di una normalissima diffida. L’atto di precetto ha uno scopo preciso, allertare il tuo debitore che stai per passare alle maniere forti e che ha un lasso di tempo di 10 giorni per adempiere al pagamento dei crediti che ti sono dovuti. Va poi specificato un altro aspetto importantissimo, anzi, fondamentale, appartenente all’atto di precetto, la validità di questo documento non è legata all’apertura della posta o alla consegna alla persona fisica. Basta infatti la semplice giacenza per dare avvio alla già sottolineata tempistica dei 10 giorni, il debitore non può dunque sottrarsi a questa intimazione al pagamento.

L’atto di precetto ha sempre una validità di 90 giorni, questo significa che, una volta superati i 10 giorni di preavviso, il creditore è obbligato a procedere al pignoramento dei beni entro 80 giorni. Se ciò non accade, l’atto di precetto decade e non ha più alcuna validità. Va comunque specificato che l’atto di precetto può essere rinnovato nel caso in cui quello precedente sia scaduto, da questo punto di vista, non esiste limite al numero di atti di precetto che il creditore può inviare. Va anche specificato che questo atto non solo deve per legge precedere quello del pignoramento o del pignoramento terzi, ma deve anche essere preceduto dal titolo, ovvero da quel documento all’interno del quale il creditore sottolinea l’ammontare del credito dovuto dal debitore, e le sue motivazioni che attestano la validità. Alle volte il titolo ed il precetto vengono consegnati insieme, ma ciò non puoi mai accadere in presenza di decreti ingiuntivi.

Una volta scaduti i 10 giorni di preavviso, che partono appunto dalla consegna dell’atto di precetto, il creditore ha il diritto di passare al pignoramento di beni mobili, immobili o creditizi entro 80 giorni. Va comunque specificato che l’atto di precetto deve essere valido, ovvero deve contenere una somma che non sia stata gonfiata o che non presenti altre irregolarità di sorta. Qualora ciò dovesse avvenire, infatti, il debitore ha il diritto di fare ricorso, in questo caso, il suddetto ricorso per invalidità o vizio formale dell’atto di precetto deve essere mossa entro 20 giorni dalla data di consegna. Se invece l’irregolarità dell’atto di precetto riguarda le somme di denaro richieste dal creditore, il debitore non ha limiti di tempo, e dunque può muovere il ricorso in qualsiasi momento. Una volta che ciò accade, le due parti avviano una vera e propria causa legale, con tutte le conseguenze relative anche alle tempistiche. Per i motivi visti finora, dunque, è importantissimo che l’atto di precetto risulti corretto e inattaccabile, sia da un punto di vista formale che sostanziale.

Il modello di atto di precetto presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile Atto di Pignoramento Presso Terzi

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di atto di pignoramento presso terzi da compilare e stampare.

Quando vanti un credito nei confronti di un tuo debitore, sappi che puoi cercare di ottenere quanto ti spetta utilizzando diverse strade, puoi per esempio aggredire direttamente i beni in possesso del debitore, oppure aggredire i beni di chi ti deve dei soldi rivolgendoti a chi, a sua volta, deve dei soldi al tuo debitore. La seconda procedura è nota come atto di pignoramento presso terzi, e può diventare un ottimo sistema per entrare in possesso di quanto dovuto obbligando l’ente o la persona fisica che ha un debito terzo, a versare direttamente a te quella specifica somma di denaro, a copertura del credito. Oggi vedremo dunque in cosa consiste l’atto di pignoramento presso terzi nello specifico, e come funziona.

L’atto di pignoramento presso terzi è una procedura prevista dal codice civile, che ti consente di pignorare i beni non ancora in possesso del debitore, nel caso questo soggetto non abbia attualmente la cifra necessaria per coprire il debito. Di fatto, tramite questa procedura di pignoramento scavalchi chi ti deve dei soldi e obblighi materialmente i debitori dei debitori a corrisponderti una certa somma, che a loro volta devono alla persona nei confronti della quale vanti un credito. Non è un caso che i soggetti ai quali ti rivolgi siano appunto noti come debitori dei debitori o terzi pignorati. Questi soggetti potrebbero, per esempio, essere una banca, un’azienda per la quale il debitore lavora o un soggetto fisico, come l’inquilino di un immobile in affitto di proprietà del primo debitore.

Con l’atto di pignoramento presso terzi notifichi la tua intenzione sia al debitore principale che al debitore terzo, obbligando questo a versarti quanto deve al tuo debitore, senza passare da lui. In questo modo hai la certezza che i crediti finiscano a te, velocizzando la procedura di riscossione ed evitando che il moroso possa tenere i crediti che invece dovrebbe corrisponderti in conseguenza del debito. Va poi sottolineato che, nel caso tu muova l’atto di pignoramento presso terzi, la persona che ti deve il denaro non potrà richiedere il pagamento agli enti o soggetti che tu hai individuato come debitori terzi, in quanto assumi il ruolo di creditore procedente

L’atto di pignoramento deve contenere l’ingiunzione a non compiere atti dispositivi sui beni e sui crediti assoggettati al pignoramento.
Nel documento devono poi essere indicate le cose e le somme dovute, l’intimazione al terzo di non disporre di queste somme, la dichiarazione di residenza nel comune in cui ha sede il tribunale competente e l’indicazione dell’indirizzo del creditore procedente.

Vediamo come puoi avviare la procedura. La prima cosa che devi fare è notificare l’atto di pignoramento sia al tuo debitore che al terzo pignorato. Fatto questo, dovrai necessariamente attendere la comunicazione del terzo pignorato, che avrà lo scopo di confermarti che il soggetto è effettivamente debitore del tuo debitore, si tratta di un passo indispensabile per potere pretendere dei soldi nei suoi confronti. Nel caso in cui il terzo pignorato non dovesse inviarti la conferma, sarà lo stesso giudice ad organizzare un’udienza presso la quale il soggetto debitore del debitore dovrà presentarsi, in questa sede il terzo pignorato dovrà dimostrare nel concreto di non dovere del denaro al tuo pignorato. Se il soggetto non si presenta all’udienza, il tribunale emetterà un’ingiunzione che lo costringerà a versarti quanto dovuto al tuo debitore, in questo caso, si parla di ordinanza di assegnazione del denaro pignorato. A sua volta, il terzo pignorato può opporsi alla tua richiesta di pagamento, ma dovrà appunto portare delle prove a sostegno della propria posizione, una volta attuata l’ordinanza di assegnazione, però, il terzo pignorato perde la possibilità di muovere opposizione agli atti.

Il modello di atto di pignoramento presso terzi presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Modello Lettera di Ringraziamento Lavoro

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di lettera di ringraziamento lavoro da compilare e stampare.

Ringraziare per qualcosa che hai ricevuto è sempre sinonimo di educazione, ed una buona educazione può anche diventare un modo per fidelizzare i tuoi clienti. Nel caso tu abbia portato a termine una collaborazione proficua per entrambi, dunque per te e per il tuo cliente, potresti pensare di scrivere una lettera di ringraziamento per il lavoro svolto, sottolineando e rimarcando quanto tu ti sia trovato bene con quel committente. Si tratta di uno strumento formale, ma anche emozionale, che sarà sempre letto con piacere da chi ti ha commissionato un lavoro, e che potrebbe ovviamente spingerlo ad apprezzarti più di quanto non abbia già fatto, avvicinandovi anche da un punto di vista umano. Oggi vedremo esattamente tutto quello che devi sapere sulla lettera di ringraziamento per un lavoro svolto.

La lettera di ringraziamento per un lavoro è un documento scritto, all’interno del quale viene riportata una sorta di riassunto dell’esperienza nel suo complesso, sottolineando la correttezza del committente e la sua gentilezza. Trattandosi di un documento comunque formale, il registro utilizzato per scrivere la suddetta lettera di ringraziamento dovrà essere adeguato all’occasione, in altre parole, scrivere una lettera di questo tipo non è un’operazione paragonabile ai ringraziamenti che spediresti a un tuo amico. Il che significa che non potrai prenderti eccessive confidenze, dato che dovrai sempre rispettare il tuo ruolo di professionista, anche per catturare eventuali collaborazioni future. Questo, però, non significa che tu, utilizzando il giusto linguaggio, non possa comunque impattare sul tuo cliente anche da un punto di vista emozionale.

La lettera di ringraziamento per un lavoro, come ti abbiamo già sottolineato, è un documento formale che deve riportare alcuni dati, e rispettare una certa struttura. Il consiglio è quello di cominciare la lettera compilando l’intestazione, dunque riportando a sinistra in alto i riferimenti dell’azienda o del cliente con il quale hai collaborato con profitto, e a destra i tuoi dati di riferimento, proprio come faresti all’interno di una fattura. Successivamente, prima di cominciare la lettera vera e propria, è sempre consigliabile inserire luogo e data. Fatto questo, puoi finalmente scrivere un oggetto che possa specificare che la lettera ha lo scopo di ringraziare il committente o l’azienda per la quale hai lavorato, sottolineandone la professionalità e l’assoluta affidabilità. Dopo la parte iniziale, puoi scrivere la tua lettera di ringraziamento per il lavoro svolto, non dilungarti troppo e cerca di mantenerla breve. Infine, puoi chiudere con una conclusione in stile call to action, all’interno della quale ti auguri che in futuro possa nascere una nuova, proficua collaborazione fra le parti, alla luce del fatto che con il cliente ti sei trovato particolarmente a tuo agio.

La lettera di ringraziamento per la collaborazione potrebbe sembrarti inutile, ma non lo è. Grazie a questa dimostrazione di apprezzamento, non solo ti qualificherai come un professionista completo e attento anche ai dettagli, dunque che non è sparito nel nulla appena ricevuto il denaro, ma potrai anche tenere aperta una porta per una eventuale collaborazione futura. In questo modo, instaurerai un rapporto di fiducia che oggi risulta essere fondamentale per tenersi stretto un cliente, e per evitare che in futuro possa rivolgersi ad un tuo concorrente per il prossimo lavoro. In altre parole, rispettare la regola del marketing nota come fidelizzazione, un cliente fedele, è un cliente che ritorna da te. E la lettera di ringraziamento per il lavoro è un ottimo strumento per raggiungere questo risultato.

Fac Simile Istanza di Reclamo Mediazione Tributaria

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di istanza di reclamo mediazione tributaria da compilare e stampare.

Sappiamo tutti quanto possa essere complicato il rapporto tra cittadino e Agenzia delle Entrate, non è infatti raro che possano aprirsi conflitti per via degli atti consegnati dalla suddetta agenzia alla cittadinanza, considerati non validi o comunque superiori all’effettivo dovuto. Eco che in questo caso il cittadino può impugnare gli atti dell’Agenzia delle Entrate e fare istanza di reclamo. Nel caso poi il contribuente decida di scendere a compromessi con l’Agenzia, ecco che si parla di mediazione tributaria. Oggi cercheremo dunque di fare luce su queste due istanze e di capire meglio di cosa si tratta.

L’istanza di reclamo, nota anche come istanza di autotutela, è una modalità il cui scopo è opporsi agli atti tributari stabiliti dall’Agenzia delle Entrate tramite l’apertura di un ricorso. Da gennaio 2016, questa istanza, insieme a quella di mediazione tributaria, apre automaticamente una procedura amministrativa che può avere esito positivo o esito negativo. Questo significa che l’istanza di reclamo può essere accettata o negata, nel caso della non accettazione, potrebbe subentrare la mediazione tributaria, e dunque il raggiungimento di un accordo o compromesso tra l’agenzia ed il cittadino.

Vediamo quali sono le circostanze in cui può essere presentata un’istanza di reclamo o mediazione tributaria. Ciò può accadere solamente per una serie di atti il cui valore, però, risulti obbligatoriamente inferiore ai 20000 euro. Questi atti comprendono, per esempio, gli avvisi di accertamento, i provvedimenti sanzionatori, gli avvisi di liquidazione, la mancata restituzione da parte dell’Agenzia di tributi non dovuti, e la non volontà di questa di fornire agevolazioni previste per legge. Va poi sottolineato che l’istanza di reclamo può essere presentata non solo per le azioni mosse dall’Agenzia delle Entrate, ma anche nel caso in cui gli atti vengano emessi da Equitalia, come nel caso delle cartelle esattoriali, Regione, Comune e qualsiasi altro ente che ricopra un ruolo di imposizione.

Se il cittadino rientra nella casistica presentata poco sopra, ha il diritto di presentare l’istanza di reclamo, basta questo per attivare in automatico la procedura e per congelare il termine del pagamento e dunque la tempistica relativa ai 90 giorni. L’istanza di reclamo mediazione deve essere consegnata direttamente all’ente che ha emanato l’atto in discussione, e nello specifico agli uffici responsabili dell’emanazione dell’atto al centro della contestazione. La consegna può avvenire per posta raccomandata con avviso di ricezione, o tramite ufficiale giudiziario. Deve essere tassativamente presentata entro e non oltre 60 giorni dall’avvenuta notifica dell’atto, superati i quali risulta priva di validità giudiziaria. Da sottolineare che, in base alle modifiche operative da gennaio 2016, tale procedura è stata semplificata per favorire i diritti di istanza del cittadino. Ovviamente, le decisioni in merito alla validità dell’istanza non verranno prese dall’ufficio che l’ha emessa, ma da un altro ufficio, così da garantire un giudizio equo.

Nel caso in cui l’istanza di reclamo non dovesse essere accettata, potrebbe trasformarsi in una proposta di mediazione tributaria, in questo caso vengono stabilite delle misure di compromesso che possono corrispondere ad una rateizzazione dell’importo dovuto, o alla dilazione del pagamento, potendo sfruttare un importo edittale non del 40% ma del 35%. Va poi specificato che l’istanza di reclamo potrebbe essere del tutto respinta, in questo caso, la mediazione non viene presa in considerazione. Nell’ultima ipotesi, il cittadino deve necessariamente presentarsi a giudizio entro un mese, alle volte, anche in fase di giudizio si può giungere ad una conciliazione tra le parti.

Il modello di istanza di reclamo mediazione tributaria presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.