Fac Simile Contratto Prestazione Occasionale

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di contratto prestazione occasionale da compilare e stampare.

Si tratta di un modello che può essere utilizzato come esempio di contratto di prestazione occasionale.

Caratteristiche Contratto di Prestazione Occasionale

La crisi economica ha portato non poche novità in ambito lavorativo, soprattutto per quanto concerne i contratti di lavoro, questo perché, per via della contrazione in termini di assunzioni, non sono pochi i professionisti che scelgono di lavorare con modalità come il lavoro occasionale. Non a caso, si tratta di una tipologia di contratto ogni anno soggetta a modificazioni, in quanto a caratteristiche e requisiti da rispettare in termini di legge e fisco.

In seguito all’abrogazione del sistema dei voucher precedentemente utilizzato per retribuire attività lavorative sporadiche e saltuarie, con l’articolo 54-bis del decreto legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito dalla Legge n. 96 del 21 giugno 2017, è stata introdotta una nuova disciplina per le prestazioni di lavoro occasionali.
Nello specifico, sono state delineate le caratteristiche di questa forma di lavoro, che a sua volta, per essere considerata tale, deve rispettare certi altri paletti. Si intende per prestazione occasionale quella forma di lavoro non inserita in un meccanismo aziendale. Questo significa che non deve sussistere alcuna forma di lavoro subordinato, dunque il lavoratore non deve avere vincoli imposti dal datore di lavoro e non deve essere soggetto a coordinamento da parte di questo. In pratica, si rende possibile la prestazione occasionale qualora il lavoratore non svolga la propria professione con continuità ma in modo autonomo, senza sottostare alla coordinazione di chi ha richiesto le sue prestazioni.

Tramite questo strumento, professionisti, lavoratori autonomi, imprenditori, associazioni, fondazioni e altri enti di natura privata, e pubbliche amministrazioni possono acquisire prestazioni di lavoro occasionali o saltuarie di ridotta entità.

Questa tipologia contrattuale non può essere utilizzata nei seguenti casi
-Datori di lavoro che, nell’anno precedente hanno occupato, in media, più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato, con l’eccezione per le aziende alberghiere e le strutture ricettive che operano nel settore turistico ove il ricorso al contratto di prestazione occasionale viene esteso alle imprese che hanno fino ad 8 dipendenti a tempo indeterminato.
-Nei confronti di prestatori con i quali l’azienda ha avuto nei 6 mesi precedenti rapporti di lavoro o di collaborazione
-Imprese edili
-Esecuzione di appalti di opere o servizi.

Il contratto di prestazione occasionale presenta anche alcuni limiti di tipo economico
-5000 euro per ogni lavoratore con riferimento alla totalità degli utilizzatori
-5000 euro per ogni datore di lavoro con riferimento alla totalità dei prestatori
-2500 euro con riferimento alle prestazioni fornite da ogni lavoratore a favore del medesimo datore di lavoro.
Di conseguenza, un lavoratore non può percepire complessivamente più di 5000 euro l’anno per prestazioni occasionali e non più di 2500 euro l’anno per prestazioni effettuate presso uno stesso datore di lavoro.
Il datore di lavoro, invece, può ricorrere a più prestazioni di lavoro occasionale e a diversi prestatori sempre che i compensi per le attività lavorative non superino 5000 euro complessivi e 2500 euro per un singolo prestatore, salvo le eccezioni previste.

Secondo la legge, ogni prestatore non può guadagnare meno di 36 euro netti giornalieri, che equivalgono a quattro ore lavorative. La tariffa oraria, d’altra parte, è stabilita liberamente dalle parti, ma non può mai essere inferiore a 9 euro nette l’ora, fatte salve le diverse soglie per il settore settore agricolo.
Per fare in modo che il lavoratore occasionale possa ricevere il compenso, il prestatore emette una ricevuta per prestazione occasionale a cui applica la ritenuta d’acconto. Se il compenso indicato nella ricevuta è maggiore di 77,47 euro occorre applicare una marca da bollo da 2 euro.

Modello Contratto di Prestazione Occasionale

Il fac simile contratto di prestazione occasionale può essere scaricato e compilato con i dati mandanti.

Fac Simile Mandato Senza Rappresentanza

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di mandato senza rappresentanza da compilare e stampare.

Si tratta di un modello che può essere utilizzato come esempio per scrivere un mandato senza rappresentanza.

Caratteristiche Mandato Senza Rappresentanza

Il contratto di mandato è molto semplice e intuitivo. Si ha quando due parti raggiungono un accordo in base al quale un soggetto, mandatario, accetta di agire per conto di un secondo soggetto, mandante.
Quando si verifica questa casistica, generalmente, il primo soggetto si impegna ad effettuare delle operazioni agendo come rappresentante del secondo. Non a caso, una prassi molto diffusa vede la presenza del contratto di mandato con rappresentanza.
Esiste una variante nella quale la rappresentanza viene a mancare, nonostante venga comunque mantenuto il mandato. Ecco che oggi scopriremo insieme in cosa consiste il mandato senza rappresentanza e come funziona.

In base all’art.1703 del Codice Civile, si parla di contratto di mandato quando il mandatario si impegna a compiere degli atti giuridici nel nome del mandante. Esistono comunque delle differenze a seconda che il contratto di mandato sia con rappresentanza o senza. In caso di mandato senza rappresentanza, il mandatario si limita ad acquisire un bene o servizio ponendo la propria firma sul contratto. Quando accade questo, il venditore del bene o servizio non ha un rapporto col mandante, ma effettua la cessione direttamente al mandatario.
Se invece è presente un contratto di mandato con rappresentanza, il mandatario rappresenta in tutto e per tutto il mandante, dunque è come se l’altra parte trattasse con il secondo.

Le differenze sostanziali tra il mandato senza rappresentanza e quello con rappresentanza, di conseguenza, sono legate agli effetti degli atti che vengono stipulati con terzi.
Come detto in precedenza, nel mandato con rappresentanza il mandatario agisce direttamente in nome e per conto del mandante e quindi gli effetti di quanto stipulato si producono direttamente in capo al mandante. Il mandatario, di conseguenza, acquista beni o diritti che saranno direttamente del mandante.
Nel caso di mandato senza rappresentanza, invece, il mandatario acquista per proprio nome i beni, ma è poi tenuto a trasferire quanto acquistato in capo al mandante.

Da sottolineare che, in presenza di un contratto di mandato senza rappresentanza, non si verifica un duplice passaggio di proprietà, o almeno, non in termini economici e giuridici.
In ultima sintesi, è il contratto di mandato stesso a sancire la possibilità del mandante di appropriarsi di quel diritto, senza dovere presupporre un secondo passaggio dal mandatario al mandante.
Questo sostanzialmente significa che non si verifica un secondo trasferimento di proprietà.

Prima di procedere è necessaria una precisazione. La legge obbliga a dare forma scritta al contratto di mandato senza rappresentanza. Questo contrariamente al mandato con rappresentanza, che non deve necessariamente avere forma scritta.

Detto questo, vediamo quali tipologie di mandato senza rappresentanza esistono.
-Mandato all’acquisto. Il mandatario acquista a firma propria un bene o servizio e successivamente lo trasferisce al mandante.
-Mandato alla vendita. Il mandatario effettua una vendita e trasferisce al secondo il ricavato.
Da un punto di vista economico e finanziario, come già accennato, la compravendita giuridica è una e una soltanto, ovvero quella realizzatasi tra mandatario e venditore o acquirente.

Il contratto di mandato può essere sia a titolo gratuito quanto oneroso. Il mandatario, infatti, per il compimento degli atti di cui è incaricato, non deve necessariamente avere un compenso dal mandante.
Se però il compenso non è previsto, l’articolo 1709 del Codice Civile fa presumere che il contratto sia oneroso, e che quindi il mandatario debba essere retribuito.
Bisogna anche specificare che in presenza di un mandato con o senza rappresentanza, il mandatario deve attenersi alle modalità di acquisto o vendita sancite dal mandante, non può contrattare e agire per conto proprio.
Questo segna una differenza importante tra mandato e mediazione.

Il contratto di mandato si differenzia anche dalla procura. A differenza della procura, il mandato è infatti un contratto e, come contratto, deve necessariamente avere struttura bilaterale.
Il contratto di mandato, infatti, deve essere sottoscritto dal mandante e dal mandatario.
La procura, invece, ha la struttura di un negozio unilaterale attributivo di un solo potere rappresentativo. Il delegante, infatti, attribuisce al delegato il potere di rappresentarlo per il compimento di uno o più atti.

Modello di Mandato Senza Rappresentanza

Il modello di mandato senza rappresentanza presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Fac Simile Contratto Estimatorio

In questa pagina mettiamo a disposizione un fac simile di contratto estimatorio da compilare e stampare.

Si tratta di un modello che può essere utilizzato come esempio per scrivere un contratto estimatorio.

Caratteristiche del Contratto Estimatorio

Nel campo dei trasferimenti di beni, sono diverse le tipologie di contratto che possono essere stipulate tra un venditore ed un acquirente. Le cose ovviamente si complicano quando la transazione agisce nel computo dell’ambito del commerciale, per esempio, quando si crea un rapporto di acquisto e vendita tra un rivenditore e un’azienda produttrice.
In questo caso entrano in gioco dinamiche economiche e strategiche tali da prevedere diverse clausole tra le due parti, clausole non sempre facili da studiare e da analizzare. E non di rado si studiano delle formule che possano favorire l’una o l’altra parte, anche se per favorire si intende semplicemente il definire delle garanzie che possano tutelare una transazione di beni ed il relativo pagamento.
Se parliamo di contratti di questa tipologia, soprattutto in ambiti come la vendita di vestiti, allora il contratto estimatorio è sicuramente uno dei più diffusi. Vediamo dunque di capire in cosa consiste e come funziona il contratto estimatorio, conosciuto anche come contratto di conto vendita.

Non è facile intuire in cosa consiste il contratto estimatorio e come funziona questo accordo tra due parti senza una spiegazione che sia semplice.
Il contratto estimatorio o di conto vendita è disciplinato dagli articoli 1556 e seguenti del codice civile.
Si tratta di una forma di accordo che prevede un contratto stipulato tra due parti, il tradens e l’accipiens. Il tradens è il soggetto fornitore che di fatto vende la merce all’ingrosso, mentre l’accipiens è il soggetto che la acquista per rivenderla al dettaglio. Ovviamente la logica dietro il contratto estimatorio è molto più complessa, e va approfondita.
Oltre al tradens e all’accipiens, che sono i soggetti firmatari del contratto, c’è un terzo elemento fondamentale, il bene trasferito, che deve essere sempre mobile. Per esempio, uno stock di abbigliamento o di prodotti di elettronica, giusto per chiarire di cosa stiamo parlando.
Il contratto estimatorio è un contratto reale e questo significa che l’accordo delle parti non è sufficiente per formare il vincolo negoziale. Quest’ultimo viene ad esistenza solo nel momento della consegna delle cose da una parte all’altra
Il contratto estimatorio deve essere sottoscritto da entrambe le parti prima della consegna della merce e non vi è obbligo di registrazione.

Il funzionamento del contratto estimatorio prevede una logica piuttosto rigida.
Il tradens si impegna a consegnare fisicamente all’accipiens lo stock di merce ordinato da questo e il pagamento non avviene al momento della consegna fisica dei prodotti, ma più avanti. Ovvero quando l’accipiens sarà riuscito a rivendere, a sua volta, le unità di merce incluse in quello stock.
Questo significa che l’accipiens al momento dell’acquisizione fisica dei beni mobili non paga.
Vediamo cosa succede se i beni non vengono venduti dall’accipiens. Questo ha il diritto di renderli al tradens, ma solo entro un certo periodo limite di tempo, definito ovviamente all’interno del contratto estimatorio da una clausola apposita.
Per i beni restituiti, l’accipiens non dovrà corrispondere alcuna cifra al tradens, il quale rientrerà fisicamente in possesso dei prodotti di stock invenduti.
Come puoi vedere, in realtà il funzionamento del contratto estimatorio non è poi così complesso.

Per chiarire meglio come funziona un contratto estimatorio, è utile fare un esempio pratico, che possa rendere la comprensione di questo accordo ancora più semplice e immediata.
Poniamo caso che l’azienda B abbia una catena di punti vendita di abbigliamento, e che abbia deciso di ordinare all’azienda A uno stock di 150 jeans. In questo caso l’azienda A è il fornitore, mentre l’azienda B il rivenditore.
Come previsto dal contratto estimatorio, l’azienda A consegna fisicamente lo stock completo di jeans all’azienda B, senza ricevere un pagamento per l’ordine.
L’azienda B, quindi, procede a rifornire i propri punti vendita con i jeans.
Il contratto firmato dalle due parti prevede come tempo limite massimo per la restituzione 6 mesi, e come prezzo di acquisto il prezzo di 15 euro a jeans, la somma che B dovrà pagare ad A per ogni bene mobile venduto.
Dopo 5 mesi, l’azienda B è riuscita a vendere 120 jeans su 150, e decide di sfruttare il diritto di restituzione dei 30 capi rimanenti.
Il pagamento di 15 euro per capo venduto è già avvenuto tramite fattura ogni 15 del mese, mentre i restanti capi vengono restituiti come da accordo.

C’è una cosa molto importante riguardante il contratto estimatorio, che ancora non abbiamo spiegato, cioè che non si tratta di un vero e proprio contratto di compravendita sotto condizioni risolutive.
Il trasferimento fisico degli stock da tradens ad accipiens non riguarda la proprietà, proprietà che rimane al tradens, fino alla vendita reale di ogni prodotto facente parte dello stock da parte dell’accipiens.
Di fatto, il contratto estimatorio favorisce l’accipiens, visto che, non essendo proprietario del bene, esso non può essere pignorato in caso di problemi finanziari. E poi, ovviamente, è comodo perché il pagamento della merce al fornitore avviene solo in caso di vendita.
Dal canto suo, il tradens si priva del diritto di potere disporre dei propri beni mobili che, nonostante restino di sua proprietà, entro una certa data limite sono vincolati dall’accordo estimatorio con l’altra parte.

Modello di Contratto Estimatorio

All’interno del contratto estimatorio è necessario inserire le seguenti informazioni
-Dati delle parti coinvolte
-Descrizione dei prodotti in conto vendita consegnati dal proprietario al rivenditore
-Possibilità di scegliere tra un’esclusiva a favore del fornitore, del rivenditore o di entrambi
-Durata, scelta tra contratto a tempo indeterminato o determinato
-Modalità e tempistiche di restituzione dei prodotti invenduti o difettosi.

Il fac simile di contratto estimatorio presente nella pagina può quindi essere scaricato e compilato inserendo i dati mancanti nel modo indicato.

Fac Simile Contratto di Sublocazione

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello contratto di sublocazione da compilare e stampare.

Si tratta di un modello che può essere utilizzato come esempio per scrivere un contratto di sublocazione.

Caratteristiche Contratto di Sublocazione

Uno degli argomenti più interessanti relativi alle locazioni di un immobile riguarda la sublocazione ed il relativo contratto, che può essere di diverse tipologie.
Questo perché la sublocazione è indubbiamente un argomento che potrebbe interessare molti locatari, che di fatto non sfruttano certe camere dell’immobile che hanno preso in affitto.
Nonostante tutto, bisogna sempre stare attenti con la sublocazione, visto che esistono delle regole che il locatario dovrà rispettare.

La sublocazione, come fattispecie giuridica assimilabile al contratto di locazione è disciplinata dall’articolo 1594 del Codice Civile.
La sublocazione è quell’attività che vede un locatario affittare ad un terzo soggetto l’immobile o una o più stanze dell’immobile preso in affitto.
Questo significa che la sublocazione si ha in presenza di tre soggetti
-Il proprietario dell’immobile, chiamato locatore
-L’inquilino, chiamato locatario e sublocatore
-Il secondo inquilino, chiamato sublocatario.

Vediamo quali sono i rapporti che regolano questi tre soggetti. Il locatore ha un contratto di affitto in essere con il locatario, il quale a sua volta stipula un contratto di affitto con il sublocatario, diventando sublocatore.
In questa situazione, la sublocazione consente al sublocatario di diventare a tutti gli effetti inquilino dell’immobile, tramite un rapporto che lo lega al locatario e non al locatore.
Ma questo rapporto non è libero da vincoli. Nel contratto di sublocazione, infatti, è sempre prevista la scadenza, anche immediata, nel caso in cui venisse a mancare il primo contratto stipulato tra locatore e locatario.
In sintesi, l’accordo di sublocazione viene terminato senza preavviso qualora scada o il primo contratto di affitto stipulato dal sublocatore con il locatore.

Il contratto di sublocazione, dunque, è il contratto che consente ad un locatario di cedere il diritto di usufrutto di un immobile non di proprietà, ma preso in affitto, ad un soggetto terzo che prende il nome di sublocatario.
Per iniziare, va specificato che qualsiasi contratto di sublocazione può essere presente solo nel caso in cui si verifichino due situazioni, cioè che il contratto di locazione originario preveda la possibilità della sublocazione o che il contratto non preveda espressamente il divieto di sublocazione, dunque non dica nulla in merito e non siano presenti clausole di questo tipo.
Nel primo esempio il locatario è autorizzato a sublocare l’immobile per intero o per alcune delle sue stanze, mentre nel secondo esempio esiste questa possibilità, a patto che se ne parli con il locatore, che dovrà ovviamente concordare con la sublocazione. In caso di presenza di clausola di divieto, per legge il locatario non può sublocare l’appartamento.

Il contratto può riguardare sia un immobile ad uso abitativo che ad uso commerciale. Per i contratti di sublocazione ad uso abitativo, è necessario fare una distinzione tra una sublocazione totale o parziale.
La differenza tra i due contratti è abbastanza facile da intuire, nel primo caso la sublocazione prevede la cessione del diritto di abitazione dell’intero immobile da parte del locatario al sublocatario. Nel secondo caso, invece, viene ceduto l’usufrutto di una o più stanze, e non dell’intero appartamento.
Questa è la tipologia più frequente, che, per esempio, consente ad un locatario di affittare alcune stanze quando non può sfruttarle.
Nel caso di una sublocazione totale, bisogna ottenere, pena nullità, il consenso espresso da parte del locatore. Generalmente nei contratti di locazione vi è la clausola della sublocazione, e le parti possono verificare se è possibile o meno utilizzare questo tipo di contratto. Differente procedura invece per quanto riguarda i contratti di sublocazione parziale, dato che il sublocatore può comunicarlo direttamente.
In entrambe le tipologie di contratto, il canone di affitto per la sublocazione passa sempre dal sublocatore, il quale dovrà poi corrispondere il proprio canone al proprietario dell’immobile. Questo significa che tra proprietario e sublocatario non vi è un rapporto e pagamento di canone.

Il contratto di sublocazione ad uso commerciale ha caratteristiche differenti rispetto a quello abitativo. Risulta essere possibile la sublocazione totale dell’immobile e la normativa permette al sublocatore di cedere il contratto di locazione anche senza il consenso del locatore, se con il contratto di locazione viene locata o ceduta l’azienda.

Risulta essere anche interessante specificare che un contratto di sublocazione non ha mai una data di scadenza ufficiale dell’affitto. Questo è abbastanza comprensibile, considerando che è legato al primo contratto di locazione. In ogni caso, il sublocatore ed il sublocatario sono liberi di decidere quale data di scadenza assegnare al contratto di sublocazione, ma la durata non può ovviamente essere superiore al primo contratto di locazione.

Modello Contratto di Sublocazione

Nel contratto di sublocazione è necessario inserire le seguenti informazioni
-Oggetto. Descrizione dell’immobile con i relativi identificativi catastali.
-Destinazione dell’immobile. Descrizione dell’uso per il quale viene concesso in sublocazione l’immobile.
-Porzione dell’immobile sublocato. Descrizione di quale parte dell’immobile viene sublocata.
-Canone. Indicazione dell’importo da corrispondere per il godimento dell’immobile.
-Recesso. La possibilità per il sublocatore di concedere o meno al subconduttore il diritto di sciogliere il contratto prima della sua naturale scadenza.

Il modello di contratto di sublocazione presente in questa pagina può essere scaricato e modificato in modo semplice e veloce.

Modello Contratto Procacciatore d’Affari

In questa pagina mettiamo a disposizione un modello di contratto procacciatore d’affari da compilare e stampare.

Si tratta di un fac simile che può essere utilizzato come esempio di contratto procacciatore d’affari.

Caratteristiche Contratto Procacciatore d’Affari

Non di rado si crea una grande confusione quando si parla di quelle professioni che vengono definite come agenzie o come procacciamento d’affari.
Nonostante le due figure abbiano più di un tratto in comune, in realtà hanno delle caratteristiche molto diverse tra loro, se non addirittura opposte in certi casi.
Risulta essere quindi necessario capire le differenza tra l’agente ed il procacciatore d’affari, per potere poi definire esattamente come si configura il contratto che lega chi assegna l’incarico a chi lo svolge.
Oggi vedremo dunque tutti gli elementi che dovrebbero caratterizzare un contratto da procacciatore d’affari, di cosa si occupa questa figura professionale e quali sono gli elementi che lo contraddistinguono dall’agente.

Il procacciatore d’affari è un professionista che svolge questa professione in modo saltuario e in completa autonomia, dunque è libero di cercarsi quanti clienti desidera, senza per questo dovere agire in esclusiva per un certo committente.
Il suo ruolo è trovare dei clienti ai quali possano interessare i servizi o i prodotti forniti da una certa azienda, chiudendo per suo conto eventuali affari tra le parti, facendone dunque vece.
Non essendo previsto un compenso fisso, il procacciatore d’affari guadagna sulle provvigioni stabilite insieme al preponente, ovvero all’azienda che lo ha ingaggiato in via temporanea. Ecco un primo elemento molto importante, l’ammontare delle provvigioni deve essere sempre specificato all’interno del contratto del procacciatore d’affari.

Il contratto di procacciamento d’affari, a differenza del contratto di agenzia, è un contratto atipico, in quanto non espressamente previsto e disciplinato nell’ordinamento contenuto nel Codice Civile. La sua versatilità e la sua atipicità, lo hanno reso uno dei contratti più diffusi, visto che può essere utilizzato per qualsiasi tipo di attività d’impresa, anche online.
Il contratto del procacciatore d’affari, che lo lega al preponente, deve contenere la provvigione e le modalità con le quali la questa sarà erogata al ricevente. Spesso le provvigioni sono quote percentuali sull’affare che il procacciatore è stato in grado di chiudere, ma non di rado possono anche essere inserite delle quote fisse, nel caso in cui il procacciatore si limiti a trovare un cliente importante interessato ai prodotti o servizi del preponente, mettendoli dunque in comunicazione.
C’è anche da aggiungere che, all’interno del contratto del procacciatore d’affari, può essere inclusa la zona o le zone di pertinenza. Nonostante solitamente il procacciatore d’affari sia libero di operare su tutto il territorio, alle volte gli viene infatti esplicitamente richiesto di ridurre il proprio campo d’azione in una certa zona.

Inoltre, all’interno del contratto, se prevista, viene sempre specificata anche una clausola che determina il lavoro in esclusiva del procacciatore d’affari. Questa non è quasi mai presente, perché di norma il procacciatore lavora con diversi clienti e non ha alcuna convenienza nel cambiare la modalità di azione.
Risulta essere invece più frequente la clausola di non concorrenza. In questo caso, il procacciatore d’affari non può svolgere quel lavoro per altre aziende concorrenti o che operano in quel preciso settore.
Infine, il contratto prevede anche una clausola di non rappresentanza, ciò significa che il procacciatore d’affari non può utilizzare il marchio della ditta e inserire il suo logo, per esempio, in materiali promozionali come il biglietto da visita o il sito personale.

Per introdurre le differenze tra agente e procacciatore, ancora una volta giunge in nostro soccorso il contratto del procacciamento d’affari. Al suo interno, infatti, viene sempre specificato che questo professionista lavora in completa autonomia e libertà, comprese le tempistiche, e che dunque non è assolutamente vincolato al preponente, in quanto non vi è un rapporto di dipendenza.
Questo sancisce una netta differenza tra procacciatore e agente, in quanto questa figura, al contrario della prima, si fonda sulla stabilità dell’incarico e quasi sempre prevede il lavoro in esclusiva.
Inoltre, l’agente ha una provvigione che gli viene garantita periodicamente, mentre invece il procacciatore d’affari guadagna esclusivamente sulle percentuali garantite in fase di chiusura di un affare, o comunque sui fissi legati allo svolgimento di quell’incarico. Vengono quindi a mancare tutti gli elementi di una stabilità nel rapporto di lavoro.

Abbiamo volutamente lasciato per ultimo un altro dettaglio relativo al contratto del procacciatore d’affari, in realtà tra i più importanti. All’interno di questo, infatti, viene sempre specificato che il preponente è libero, sempre e comunque, di rifiutare o accettare gli ordini o i contatti procurati dal procacciatore d’affari. Nel caso in cui decidesse di rifiutarli, il procacciatore perderà la sua percentuale e dunque non guadagnerà nulla dal proprio operato.
Va anche aggiunto un altro particolare, il procacciatore d’affari non ha potere di contrattazione. Questo significa che non può proporre al cliente tariffe diverse da quelle stabilite dal preponente, come sconti o promozioni, pena l’annullamento del contratto, a meno che non abbia ricevuto il permesso per farlo.
Infine, il pagamento della provvigione avviene solo quando il preponente riceve l’intero pagamento dell’ordine procurato dal procacciatore d’affari, ed in ogni caso le spese effettuate durante il lavoro non vengono mai coperte dal contratto.

Da un punto di vista pratico fiscale, il procacciatore di affari occasionale non ha l’obbligo di iscrizione ai fini IVA, emette una semplice ricevuta soggetta a ritenuta di acconto e marca da bollo di 2,00 € se di importo superiore a 77,47 euro.

Fac Simile Contratto Procacciatore d’Affari

Come anticipato, il contratto procacciatore d’affari deve contenere le seguenti informazioni
-Dati delle parti
-Oggetto. Devono essere indicati i prodotti o i servizi che il procacciatore si impegna a promuovere
-Zona. Nel contratto è possibile limitare il territorio entro in quale il procacciatore svolge la sua attività.
-Provvigione. Nel contratto deve essere indicata la provvigione. Come spiegato in precedenza, è possibile corrispondere al procacciatore una percentuale delle vendite o un importo fisso per ogni affare concluso
-Pagamenti. Devono essere indicate le scadenze e le modalità di pagamento per gli affari conclusi tramite il procacciatore.

Il modello di contratto procacciatore d’affari può quindi essere scaricato e compilando inserendo i dati mancanti come spiegato in precedenza.