In questa pagina è disponibile un fac simile Word di lettera al confinante per chiedere il taglio o la potatura di una siepe. Il modello può essere utilizzato per descrivere il problema, richiamare l’eventuale invasione di rami nella propria proprietà e chiedere al vicino di intervenire entro un termine ragionevole.
Prima dell’invio è importante verificare se la siepe appartiene effettivamente al vicino, se si trova sul confine ed è comune oppure se il problema riguarda la distanza della piantagione, i rami sporgenti o una situazione di pericolo.
Fac Simile Lettera al Confinante per Taglio della Siepe Word
Il modello Word può essere modificato inserendo i dati delle parti, la posizione della siepe, il problema riscontrato, l’intervento richiesto e il termine entro il quale si chiede di provvedere. Eventuali riferimenti normativi devono essere mantenuti soltanto se pertinenti alla situazione concreta.

Quando utilizzare la lettera
La lettera è utile quando una siepe di proprietà del vicino sviluppa rami oltre il confine, provoca danni o interferenze con la propria proprietà oppure quando si ritiene che la vegetazione sia stata collocata a una distanza inferiore a quella consentita. Serve soprattutto a formulare una richiesta precisa e a documentare che il problema è stato segnalato.
Prima di inviarla occorre però individuare correttamente la situazione. Le regole sulla distanza della siepe dal confine non coincidono con quelle applicabili ai rami che si protendono nel fondo vicino e non esiste, nell’articolo 892 del Codice civile, un’altezza massima generale applicabile a qualsiasi siepe.
Distanza della siepe dal confine
L’articolo 892 del Codice civile stabilisce innanzitutto che devono essere rispettate le distanze previste dai regolamenti e, in mancanza, dagli usi locali. Soltanto quando regolamenti e usi non dispongono diversamente trovano applicazione le distanze indicate direttamente dal Codice civile.
Per viti, arbusti e siepi vive la distanza ordinaria è di mezzo metro. Per le siepi di ontano, castagno o altre piante simili che vengono periodicamente recise vicino al ceppo è prevista la distanza di un metro, mentre per le siepi di robinia è prevista quella di due metri. L’articolo 892 contiene inoltre una disciplina particolare quando sul confine esiste un muro divisorio e le piante non ne superano la sommità.
Queste disposizioni riguardano principalmente la distanza alla quale le piante sono collocate rispetto al confine. Non è quindi corretto affermare che una siepe diventi automaticamente irregolare soltanto perché supera una determinata altezza. Eventuali limiti di altezza possono invece derivare dal regolamento comunale, da specifiche disposizioni locali, da un titolo privato o da altre circostanze applicabili al caso concreto.
Quando alberi o siepi sono piantati a distanza inferiore a quella dovuta, l’articolo 894 del Codice civile prevede la possibilità di chiederne l’estirpazione. Prima di formulare una richiesta di questo tipo è però opportuno verificare regolamenti, usi locali, posizione effettiva del confine ed eventuali diritti acquisiti.
Rami che oltrepassano il confine
Se il problema non riguarda la distanza della siepe ma i rami che entrano nella proprietà vicina, trova applicazione l’articolo 896 del Codice civile. La norma stabilisce che chi subisce la sporgenza dei rami può costringere il vicino a tagliarli, salvi i regolamenti e gli usi locali.
Per le radici la disciplina è diversa: chi vede penetrare nel proprio fondo le radici provenienti dalle piante del vicino può, in linea generale, tagliarle direttamente nel proprio terreno, sempre fatti salvi regolamenti e usi locali. Per i rami, invece, la norma attribuisce il diritto di pretenderne il taglio dal proprietario della pianta e non un generale potere di potarli autonomamente.
La lettera dovrebbe quindi descrivere con precisione se si stanno contestando rami sporgenti, radici, distanza della siepe o più problemi contemporaneamente. Fotografie datate possono essere utili per documentare lo stato dei luoghi.
Se la siepe si trova esattamente sul confine
Prima di attribuire al vicino l’intera responsabilità della manutenzione bisogna verificare anche la proprietà della siepe. L’articolo 898 del Codice civile stabilisce che ogni siepe tra due fondi si presume comune ed è mantenuta a spese comuni, salvo che vi sia un termine di confine o un’altra prova in contrario.
Se la siepe è comune, una lettera che imponga semplicemente al vicino di eseguire e pagare da solo la potatura potrebbe quindi essere inadeguata. In questo caso è generalmente più utile proporre modalità, tempi e ripartizione delle spese dell’intervento. Se invece esistono elementi che dimostrano che la siepe appartiene esclusivamente al vicino, la richiesta può essere formulata nei suoi confronti.
Come compilare la lettera
Nel modello devono essere indicati nome e indirizzo del mittente e del destinatario, l’ubicazione delle due proprietà e una descrizione sufficientemente precisa della siepe interessata. È opportuno spiegare quale problema viene contestato, per esempio la presenza di rami oltre il confine, un danno alla recinzione o una distanza ritenuta non conforme.
La richiesta deve indicare concretamente cosa si chiede al vicino di fare. Formule generiche come “sistemare la siepe” sono meno efficaci di una richiesta che specifichi il tratto interessato e l’intervento necessario.
Può essere fissato un termine entro il quale intervenire, ma non esiste una regola generale secondo cui una lettera di questo tipo debba concedere obbligatoriamente 15 o 30 giorni. Il termine deve essere ragionevole rispetto alla situazione, all’urgenza e alla natura dei lavori, tenendo conto anche di eventuali prescrizioni locali applicabili alla potatura.
Come inviare la richiesta
Quando si vuole conservare prova della comunicazione, è preferibile utilizzare una modalità che permetta di documentarne il contenuto e la ricezione, come la raccomandata con avviso di ricevimento oppure la PEC, quando mittente e destinatario dispongono di indirizzi idonei allo scambio tramite posta elettronica certificata.
La lettera può essere definita diffida quando contiene una richiesta formale e sufficientemente precisa, ma non è corretto affermare che qualsiasi comunicazione al vicino produca automaticamente tutti gli effetti della costituzione in mora prevista dall’articolo 1219 del Codice civile o interrompa indistintamente qualsiasi termine di prescrizione. Gli effetti dipendono dal diritto fatto valere e dal contenuto concreto della comunicazione.
Per contestazioni tra vicini di natura diversa è disponibile anche il fac simile di lettera di diffida al vicino di casa.
Cosa fare se il vicino non interviene
Se la richiesta rimane senza risposta, le iniziative successive dipendono dal problema concreto. Per i rami sporgenti l’articolo 896 consente di pretendere dal vicino la recisione. Se l’intervento non viene eseguito spontaneamente, può essere necessario ottenere una pronuncia che imponga l’adempimento. Un ricorso cautelare urgente non è però automaticamente necessario o appropriato in ogni caso: i relativi presupposti devono essere verificati in relazione alla situazione effettiva.
Quando l’azione giudiziaria riguarda una controversia in materia di diritti reali, l’articolo 5 del D.Lgs. 28/2010 prevede, nei casi contemplati dalla norma, il previo esperimento della mediazione quale condizione di procedibilità. Questo non significa però che ogni lite tra vicini sia automaticamente soggetta a mediazione obbligatoria.
La precedente lettera al confinante non costituisce inoltre un requisito previsto dalla legge per presentare la domanda di mediazione. Ai sensi dell’articolo 4 del D.Lgs. 28/2010, la domanda deve indicare organismo, parti, oggetto e ragioni della pretesa. La diffida e le fotografie possono comunque essere documenti utili per ricostruire la controversia.
Siepe pericolosa o danni già verificatisi
Se dalla siepe o dalle piante deriva un pericolo concreto per persone o cose, per esempio a causa di rami instabili, la situazione non deve essere trattata come una semplice controversia sulla normale potatura. È opportuno documentare il rischio e chiedere un intervento adeguato alla sua urgenza, eventualmente acquisendo una valutazione tecnica quando necessaria.
In situazioni di questo tipo può essere utile il fac simile di diffida per danno temuto, che deve comunque essere adattato ai fatti. La responsabilità per eventuali danni può essere valutata anche alla luce dell’articolo 2051 del Codice civile, secondo cui il custode risponde del danno cagionato dalla cosa salvo che provi il caso fortuito. Non è però corretto attribuire automaticamente ed esclusivamente ogni danno al proprietario della siepe senza verificare custodia, causa dell’evento e circostanze concrete.